S esso e denaro: sono stati sempre un'accoppiata, adesso sono una disgiuntiva, persino un'antitesi, in termini reali o quali sogni a cui tener dietro. La conquista, l'accumulo delle risorse finanziarie, secondo l'ennesima indagine demoscopica, risultano ampiamente preferibili alle emozioni del corteggiamento non solo per chi in vario modo s'è stancato di battere la cavallina, ma per i giovani che pongono in cima ai loro traguardi insazie disponibilità finanziarie, sacrificandogli i più ovvi ardori dell'età frementi. E, fra le mutevolezze dell'epoca nostra, questa non ci sembra affatto da poco, ma la conseguenza di una morale che, avendo annientato residuanti tabù, si sta liberalizzando nel piacere di rendere concreta l'esteriorità. In fondo, per secoli, il sesso lo si è praticato di nascosto e proprio il pudore di cui si circondava contribuiva a renderlo attraente, oltre tutto come prima e forse primitiva espressione di energie a riprova della propria forza in un mondo da conquistare. Ma oggi, esposto, concesso e ceduto in qualunque pubblico passeggio diurno e notturno, dev'essere diventato merce per poveri, per chi si accontenta, per chi, anzi, non ha coraggio di esercitare predomini in altri settori del conquistabile. A ben guardare, infatti, il sesso rende padroni e succubi nello stesso tempo. Quanto alla padronanza, il senso del potere che ne viene è principalmente intimo, non ha echi al di fuori della propria sfera. Don Giovanni è un perditempo in confronto a Paperone, al quale ultimo non sono state mai riconosciute credenziali amatorie. Esse avrebbero addirittura gravemente nuociuto al personaggio, infatti i personaggi tanto più si caratterizzano quanto minori sono le distrazioni rispetto all'immagine che si sono costruiti attorno. Insomma, si è scoperto, la vera dominanza viene dal denaro, ed è qui che l'insidioso errore gemma conseguenze inimmaginabili non solo in termini di omissione verso le finalità del vivere (costruirsi una famiglia ed essere consapevoli dell'immensa gioia-sacrificio che essa dà), ma anche verso gli abusi (nocivi pur se non illeciti) indirizzati al soldo, all'ossessiva mercificazione. Tutti conosciamo l'icastico e veridico parallelo di marca siculo-partenopea, sulle soddisfazioni dei due poteri presi in esame. Ma esso venne prevalentemente inteso come paradosso, come una strizzatina d'occhi a ristabilire la sotterranea primazia e prevalenza degli amorosi sensi, quand'anche a futura memoria. Ed ecco, la facezia sta assumendo aspetti di assolutezza, se non dogmatici. L'adolescente di oggi si alleva alla scuola televisiva dove il potere del denaro dà garanzie d'invincibilità, tutto il resto, compreso il sesso, diventandogli subordinato, un corollario, una specie di lascito nell'asse ereditario. La vera dominante è questa, non vengono concesse alternative, dalla finzione filmica alla cronaca terroristica dove il denaro è fronte per esaminare, appunto, il terrore. Anche la pubblicità, i suoi messaggi, sono in chiave analoga, senza distinzioni di sesso fra chi esercita il potere attingendo alle risorse economiche possedute, ottenute, estorte. Quasi a dire: «Intanto, fa' in modo di procurarti i soldi, poi ragioneremo». Peccato però che, lungo un così disinvolto percorso, la ragione finisca inevitabilmente deficitaria, minoritaria. Con il pretesto delle nuove, insorgenti morali svincolate dalla vera coscienza, le gravità scompaiono, quelle vere, assorbite dalla filosofia del portare la mente su falsi problemi costruiti subdolamente perché gli si creda. Sarebbe grave che a rimetterci fossero proprio coloro che alla propria coscienza sono costumati a obbedire fino in fondo.
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