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VENDETTA, LE MOGLI TRADITE SMASCHERANO IL «GIRO»

Cominciava ad essere un po’ pesante, il fatto che i loro uomini frequentassero quel locale così assidui e numerosi: era l’ora di darci un taglio. Così un gruppo di donne, constatata l’inefficacia di ogni altra seduzione persuasiva, è passato all’azione, denunciando ai carabinieri che in paese c’era un locale dove certe donnine rendevano un po’ troppo liete le serate dei mariti polesani, e un po’ troppo leggeri i portafogli familiari: un incontro, del resto, poteva costare 50 euro ogni dieci minuti. Il bar-birreria in questione - audacemente battezzato Melagusto - era a Porto Tolle, nel Polesine. E i carabinieri, dunque - fingendosene clienti - si sono resi conto che le segnalazioni delle mogli erano fondate; tutto quello che c’era quindi da fare - smessa la divisa - era impersonare con convinzione quei tali tecnici che dovevano riparare quel tal macchinario guasto; così, si potevano nascondere le telecamere con cui registrare le immagini poi decisive per l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare - tredici pagine - ai danni di sei persone per sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e spettacoli osceni; al lavoro, c’era un team di ventotto lavoratrici fra i 18 e i 32 anni (venti ungheresi, due rumene, una bulgara, tre nigeriane e due colombiane), tutte clandestinamente in Italia e tutte, ora, sulla via dell’espulsione.
In cella, dunque, sono stati condotti Patrizia Fasolo, 30 anni, di Padova e il padre Orfeo Fasolo, 53 anni, gestori del locale; il padovano Luigi Zangrando, 65 anni; il portotollese Giuseppe Stoppa, 46 anni; il cinquantottenne Luigi Stecca, vicentino di Montegalda, e il trentanovenne Claudio Bovo, di Selvazzano Dentro (Padova). I legali che difendono Zangrando e Stecca, tuttavia, spiegano che i due hanno nella faccenda ruoli assolutamente marginali.
Secondo gli inquirenti, Patrizia Fasolo offriva ricovero alle ragazze in appartamenti e in hotel della zona, intestando in qualche caso a se stessa i contratti di locazione. All’interno del locale - organizzato in modo da garantire numerosi angoli di riservatezza - le giovani si rendevano accondiscendenti alle richieste sessuali degli uomini che, inconsapevoli, sono poi in gran numero finiti ritratti sui video registrati nei tre mesi di indagine. Il locale - ora sequestrato - venne aperto nel 1999, ma fu rilevato dagli attuali gestori tre mesi fa: in passato, era già stato chiuso due volte per analoghe ragioni.

L'Arena di Verona    

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