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TUTTI IN FILA AL MISEX: «COSI' TRASGREDIAMO»

Milano: spogliarelli, danze hard, le nuove bambole di gomma e le giovani quasi tutte orientali o sudamericane Tutti in fila al MiSex: «Così trasgrediamo» Viaggio alla fiera del sesso tra ragazzini e sessantenni. Una pornostar: agli spettacoli c' è ch i muore d' infarto MILANO - «Quando è venuta la ragazza per farsi toccare era come se facessi qualcosa contro la mia volontà, poi ho detto chi se ne frega, ormai sono qui e l' ho toccata lo stesso», Micky ha trent' anni, è disoccupato, ha appena avut o il suo pomeriggio di trasgressione, due orette al MiSex, dentro la tenda da circo, collocata tra parcheggi e cavalcavia nella periferia sud di Milano. Due orette forse più trasgressive dei capelli finto biondo, del pizzetto finto biondo, dei pierci ng che porta sul naso. «Però quella carne lì, così artificiale, non mi piace, troppo soda, troppo finta, io preferisco quando si può andare a fondo ». Un altro, Giuseppe, 29 anni, cuoco, sembra un po' stordito dall' esperienza, è la prima volta che a ssiste a spettacoli del genere, dove l' immagine più sottilmente allusiva è la lap dance, con il bacino della ragazza di turno, rigorosamente nudissima, che sale e scende lungo il palo di ferro piantato in mezzo al palco. Carne. Giuseppe si lamenta: «Le ragazze sono spontanee, esplicite, però secondo me ti lasciano sempre sulle spine. Mi veniva da dire: e facci vedere, no?». Invece, chi ha la passione del vedere qui non avrebbe proprio ragione per lamentarsi. Si vede tutto e anche di più, tranne la completa nudità maschile (ultimo ipocrita baluardo all' ipocrisia del buon costume), ma ci siamo molto vicini. Fotografie e filmini liberi. Per diciottenni con zainetto, per quarantenni allupati, per settantenni impassibili («durante i miei spett acoli ne ho già visti morire due d' infarto», dirà Manya) che si aggirano tra gli stand fumosi e l' odore nauseante di cipria, sollevano la loro cinepresa giapponese, riprendono immagini talmente ravvicinate da sembrare referti ginecologici, ogni tan to allungano una mano, due dita, sporgono le teste calve e sudate fino a sfiorare con il naso le zone più indicibili di sexy-casalinghe e di pornostar in ancheggiamento perenne. «Magari sei senza ragazza - continua Giuseppe - allora trovi il modo di sfogarti un attimino, almeno puoi toccare qualcosa». Christian, 26 anni, operaio, non sopporta i «pippaioli» e gli «arrapati», perché «va bene che vedi sempre le stesse cose, ma dipende da come le distingui». Sfugge la filosofia profonda di questo pe nsiero, ma non fa niente. Ben altra filosofia è quella del Conte Max, che gestisce lo stand del «M' assaggio»: «Insegno filosofia erotica, la filosofia del contatto emozionale, consiste nel non finalizzare la carezza al sesso o alla violenza, nel per fezionare l' energia». O qualcosa di simile. Per «perfezionare l' energia» il Conte Max dispone qui di due «allieve», chiuse nel retrobottega, e di una giovane assistente vestita con un attillato abito nero, che attrae i clienti con un bel sorriso. « La mia», dice, «è una scuola di pensiero, anzi una missione». Carne. «Facciamo un grosso applauso alla mitica Lynda, che è stata bravissima», urla lo speaker dal palco maggiore. L' applauso arriva lento, in attesa del prossimo numero. Lynda ha lascia to per una mezz' ora sul letto la sua bambola in lattice, Amanda, è salita sul palco e ha fatto tutto quel che bisognava fare. Ha chiamato dal pubblico un giovanotto, l' ha fatto sedere, si è liberata del velo bianco, del reggiseno, degli slippini, h a continuato a girare intorno al suo cliente, gli ha sfilato la camicia e la canottiera, ha annusato i suoi calzini, gli si è seduta sulle gambe, si è agitata sopra di lui, si è piegata di spalle davanti ai suoi occhi, gli ha fermato le mani quando a ndavano troppo oltre, gli ha versato rivoli di cera calda sul petto, l' ha spalmato di crema, si è spalmata anche lei, anche lei si è versata cera bollente sui seni e sulla pancia, ha mimato un amplesso sul pavimento, poi è andata verso il pubblico, con un dito in bocca ha posato generosamente per fotografie e cineprese, per gli occhi fissi di un ragazzo in carrozzella, per le teste sudate degli uomini di mezza età; c' è anche la cinepresa di una signora in jeans sulla quarantina che ride accant o al suo compagno mentre riprende le immagini zoomate. Lynda come Manya, Ursula, Christina, Louise, Jamie, Sheila. Nomi esotici, miracolo della globalità. Soprattutto slave, ma anche orientali, sudamericane, non molte italiane. La musica è assordante e capire quel che dice Barbara, stand Superpippa, tra fumi rosa e quell' odore di cipria che aumenta, non è facile. «Mi interessa il mondo di Internet». Non si direbbe. Il manico del frustino nero che tiene tra le dita ha una forma inequivocabile. I l colore dei suoi occhi sembra azzurro, sotto la mascherina da Zorro. Alta, magra, finto biondissima, finto allegrissima: «E' da sei anni che non trovo un uomo capace di stimolarmi il cervellino ». «No hard, questo è eros», dice Christina, 24 anni, d ivorziata, una figlia di otto anni a Bucarest, specialista in lap dance, ma ogni tanto si sposta nel retro per spettacoli «personalizzati» mentre dal palco maggiore risuona «pippi pippi pippi, che nome fa un po' ridere ». Né eros né hard né chip, e n eanche noia. Horror e squallore. «Si merita un bell' applauso!» urla di nuovo lo speaker. «Ma guarda che cellulite», dice sottovoce un piccoletto baffuto a un amico, «troppa cellulite in questo posto». Intanto però quando Pippi Calzelunghe resta nuda con i suoi codini, il piccoletto baffuto impugna la cinepresa e non parla più. La carne è carne. «Diciamo che sono venuta qui per curiosità generale», spiega una signora di Messina, 50 anni circa. Guarda suo marito e continua: «Curiosità nel vedere l' evolversi dei costumi senza inibizioni, la bellezza femminile da un punto di vista estetico». Che sia una filosofa anche lei? Il marito taglia corto: «Dài, diciamogliela tutta ». Cioè? E lei: «A venire qui ci ha spinto soprattutto la bambola di go mma». Carne artificiale. «Uhé, non è che per caso ci ha preso per due vecchi porci?». Gran risata. Nell' afa appiccicosa del finto circo MiSex, tra non-porci, non-pippaioli, non-hard, finti filosofi, finti esteti, finti curiosi, finte allegrissime bi ondissime, finte maggiorate, finti amplessi, una domanda: non c' è nessun ministero della Sanità mentale che abbia il coraggio di vietare anche questa carne, sicuramente non meno pazza della fiorentina? Paolo Di Stefano LA SCHEDA E' ormai alla settim a edizione Verso i 500 mila visitatori MILANO - Ultimo giorno per chi non vuole perdersi il più grande luna park a luci rosse d' Italia, il MiSex, giunto ormai all' edizione numero sette. La manifestazione, cominciata venerdì al Palatenda Famagosta d i Milano, si chiude questa notte alle due. I visitatori, alla fine, dovrebbero essere 500 mila. Oltre alle pornostar in carne ossa, quest' anno l' attrazione maggiore è una bambola molto particolare: si chiama Real Doll e promette grandi emozioni, ma soltanto a chi è disposto a sborsare diciotto milioni (come minimo, perché questo è il costo del modello base, esclusi gli accessori). Ma non c' è solo il MiSex, perché il sesso è un' industria che non conosce crisi. L' Italia è ormai il secondo Pae se al mondo per l' industria cinematografica porno, preceduta dagli Stati Uniti e seguita dalla Francia. L' incremento in un solo anno, tra il ' 99 e il 2000, è stato del 200 per cento. Le case di produzione e distribuzione sono settanta e ogni anno vengono prodotti oltre trecento film destinati solo agli adulti. Quattrocentomila le videocassette vendute in un anno. Gli attori sono divi che lavorano anche all' estero, da Rocco Siffredi, Selen, la Venere Bianca e Jessica Rizzo. Ma il porno ha inv aso ogni possibili mezzo di comunicazione: dal telefono (a fine 2000 le linee hard erano 1225) a Internet. In rete i siti italiani attivi sono oltre 35 mila con oltre 200 mila webcam che riprendono le evoluzioni erotiche di pornostar e sedicenti casa linghe. I nuovi media non hanno però frenato il mercato dell' oggettistica e del feticismo. Basti pensare che nel ' 92 in Italia erano attivi 40 pornoshop, ora sono quasi 300, la gran parte concentrati nelle grandi città. Milano ne ha 35. Il giro d' affari annuo dei negozi è di 200 miliardi e riguarda soprattutto le videocassette, anche se gli oggetti in lattice, le riviste e la biancheria sexy rimangono in cima alle preferenze degli italiani. L' unico settore in crisi è quello dei cinema. Perch é il porno dilaga, ma non è stato ancora sdoganato e la discrezione (vedi pay-tv e videocassette) per gli amanti delle luci rosse rimane un prerequisito molto gradito.

Corriere della Sera    

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