A vagliare con scrupolo tutti i tabulati telefonici è la polizia postale su incarico della Procura della Corte dei Conti. E le sorprese non mancheranno. A parte le navigazioni sospette in Internet che erano state scoperte sei mesi fa al Broletto, c’è un mazzo di telefonate sulle quali indagare. I 34mila minuti, appunto. Calcolando il traffico normale dei numeri con l’1 iniziale, la normalità rientrerebbe nei 4-5mila minuti l’anno. Ci sono quindi circa 30mila minuti ai quali dare una spiegazione.
Tutte telefonate a luci rosse? Chissà, questi numeri servono anche a scaricare programmi da Internet (per esempio, suonerie e loghi dei telefonini) e altri servizi. A detta degli investigatori, però, si tratterebbe comunque di programmi non funzionali all’ufficio, quindi inutili. Sprechi, quindi? Sicuramente.
Il sospetto, però è anche un altro. Difficile immaginare gli impiegati alle prese, durante l’orario di lavoro, con sospiri e frasi dai contenuti erotici.
Quindi? Le spiegazioni potrebbero essere due: c’è qualcuno complice delle agenzie dei numeri erotici che chiama e lascia la telefonata in sospeso; oppure, quei numeri sono serviti per scaricare filmati e altri dai siti con le tre "x".
In ogni caso, ci sono degli illeciti da accertare, non tanto per la bolletta quanto per l’attività lavorativa sottratta dai dipendenti alle prese con il telefono. Trentamila minuti sono cinquecento ore pari a ottantatrè giorni lavorativi (considerando sei ore al giorno). Una cifra di tempo passata al telefono. Tutta da accertare.
La Regione, ma non solo. Sono avvertiti in quarantamila: chi ha abusato su Internet, dalle chat, ai siti vietati, fino agli acquisti on-line da un computer pubblico cominci a preoccuparsi. Quarantamila sono infatti gli impiegati degli enti locali, magari non tutti con un computer a disposizione ma sicuramente con la possibilità di accedervi. A sondare nei tabulati telefonici sarà sempre la polizia postale, sempre su ordine della magistratura anti-spreco per eccellenza, la Procura della Corte dei Conti.
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