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PRAGA E GOMORRA - I BORDELLI NON STOP. PER UOMINI E DONNE

Accende una Marlboro dietro l'altra. Fuma, suda, beve. E parla. Un italiano molto suo, languido e trasteverino. Tracanna tutto d'un fiato, sambuca, vodka, tanta vodka, intrugli vari, una bomba a base di frutta e alcol che serve a restare svegli, dice lei. Ivana Blahova scoppia di salute apparente nei suoi jeans strappati da cento euro a gamba. Dormirà un'ora, forse due. All'alba partirà per Cannes con la sua vecchia Lancia e un carico di stelline da piazzare agli impresari dell'hard.

«Sono una ragazzaccia molto romantica, che aspetta l'amore della vita», si presenta. Nell'attesa, è diventata la regina incontrastata del porno-affare a Praga. Merito suo se i set dell'hard si stanno trasferendo da Budapest nella capitale ceca. «Le ragazze ungheresi sono belle ma fredde. Troppo mercenarie. Vanno a tassametro. Gli chiedi un anale fuori copione e loro ti fermano il set. Riprendono solo con il contante in mano. Le ceche sono diverse. Ti danno quello che vuoi, anche di più. Fanno quello che devono e poi trattano. Sono allegre e naturali. Niente silicone».

E costano meno delle altre. Le più brave come Silvia Saint non arrivano a 600 euro per una scena e ora cominciano a spopolare anche negli Stati Uniti, dove quelle dell'hard sono bambole plastificate. «E poi Praga è una città di sogno, ti offre splendide location in natura. I tecnici sono bravi, per niente esosi e la libertà assoluta. Censura zero. Una volta allestito un set porno negli studi della televisione di Stato. È scoppiato un casino sui giornali, ma il giorno dopo era tutto finito».

Non si ricorda, Ivana, nulla o quasi dell'appassionato sermone che Wojtyla tenne qui dalla cattedrale di San Vito, qualche anno fa, contro l'edonismo dilagante del post-comunismo. Ma si ricorda tutto, eccome, del primo set di Rocco Siffredi a Praga. Sbatte gli occhioni da pantera. «Lo vedi il bancone del bar? Stava sdraiato proprio là sopra.Quindici ore di seguito, quindici ragazze diverse, e lui sempre in tiro. Mai visto niente del genere, credimi. Rocco è un fenomeno unico al mondo. Una leggenda».

Si aggiornano in fretta le leggende. Che, una volta, mica nella preistoria, da queste parti si chiamavano Dubcek, Ian Palach, tutt'al più Zatopek o la Kratochvilova, il donnone con i peli in faccia che sbancava le piste di atletica di tutto il mondo, anche per via di qualche imbroglio ormonale. «Però poi la volta che succede, Rocco, è un uomo finito. basta. si va tutti a casa», fa lei fumando e mimando energica nella penombra, mentre una sua ragazza ha iniziato lo strip che spedirà nel loro schiamazzante nirvana una decina di inglesi già deformati dalla birra. Che credono di vedere e vedono davvero nei monitor in sala un cartone di Tom e Jerry, tanto per ricordare che non si tratta di peccato.

L'Atlas è uno dei bordelli più frequentati di Praga, due passi da San Venceslao e dalla lapide di Ian Palach. Aperto tutta la notte. Belle ragazze, musica, show e stanze dove appartarsi per un'ora con la prescelta, disposta a tutto o quasi per l'equivalente di 100 euro. Editha, 20 anni dice lei, ha trovato la sua formula. Arriva tutti i venerdì in treno da Ostrava, 300 chilometri da Praga, con il suo fagotto di abiti fataloni, smalti, guêpière, trucchi e spacchi. I preservativi no, quelli li fornisce la ditta. Si fa tutto il week-end all'Atlas, tre notti a oltranza. Il lunedì sparisce con il suo bottino di corone, più o meno tre milioni di vecchie lire italiane, e ritorna a casa. Dalla sua famiglia e dal suo vero nome, che è quello della studentessa probabilmente esemplare. «I miei genitori? Non si fanno domande».

Una Corvette rossa con targa svizzera si ferma qualche incrocio più in là, all'uscita del Pinocchio, insegna fallica per il bordello gay più abusato di Praga. Un grassone incastrato al posto di guida carica su la marchetta di turno, un adolescente foruncoloso e smilzo che recita da duro, e parte a tutto gas. Profitterà della notte per passare comodo la frontiera e portarsi a casa il giocattolo con cui si svagherà il fine settimana. Lampi di libidine che arrivano da tutta Europa. In maggioranza tedeschi, ma anche italiani e francesi. Per lo più cinquantenni solitari e carichi di dollari.

Le marchette di Praga sono molto apprezzate. Disinibiti e amorali, non fanno domande e non sono pericolosi. Ragazzi dai 14 ai 20 anni, scappati dalle famiglie, che arrivano nella capitale dai paesi e dai villaggi intorno. Ammazzano il tempo, tra San Venceslao e il Pinocchio o gli altri bordelli gay della città. Si fanno sodomizzare nelle dark room per un bel po' di dollari, almeno cento, che si decuplicano in trasferta. Un paio d'incontri bastano per l'equivalente del salario mensile di un operaio che sgobba le otto ore al giorno.

«Le mie ragazze sono a posto. Paghiamo un ginecologo che le visita una volta al mese», dice Standa, padrone dell'Atlas, pettorali da sbarco. Era uno dei più gettonati stalloni cechi. Ha lasciato l'attività per dedicarsi ai suoi locali con Hanka, l'ex compagna che, come Ivana, si è inventata imprenditrice nel settore. «Il turismo sessuale a Praga va forte da ottobre a maggio. Molti italiani e ora anche molti inglesi. Hanno dei pacchetti per il week-end a prezzi stracciati. Arrivano, fanno il giro dei night, si ubriacano e tornano a casa. Il tutto al costo di una stecca di sigarette».

Fa tutto di corsa Ivana Blahova. Da quando è scappata di casa, giovanissima, viveva per strada e subiva un tentativo di stupro al giorno. Ha sposato e poi lasciato un romano, Claudio Mattei, il maestro che l'ha inserita nei set a luci rosse, quando lei vendeva pezzi di ricambio per la Fiat e «credevo che il porno fosse roba di mafia e assassini».

Dieci anni dopo si è messa in proprio con la Bohem Production. Produce, dirige e distribuisce film, organizza casting, trova le ragazze per i night e gli show dal vivo. In attesa di diventare lei stessa una leggenda, fa beneficenza. I proventi di Erotica Sex, la principale fiera dell'hard nella Repubblica Ceca, vanno in buona parte alla Bulovka, la clinica della città per i malati di Aids. «Non sono una benefattrice. È che mi fa diventare pazza l'idea che qualcuno possa morire per aver fatto l'amore».

Due o tre anni ancora e poi smette, giura. Vuole tornare a vivere in Italia. Il sesso, soprattutto quello altrui, l'annoia a morte, ma vuole chiudere con la regia di un porno d'autore. Gli attori con lei alla macchina da presa non s'imbarazzano. «Anzi. Sono carini con me. La volta che non funzionano, io rimedio con il solito trucco dello yogurt e loro non vogliono essere pagati». È capitato anche a Claudio Meloni, emergente dell'hard, ex spogliarellista tedesco, figlio di un muratore sassarese bello come Amedeo Nazzari. Ha scoperto Praga grazie a Ivana e grazie a Fendi Style, la pornodiva ceca di cui si è innamorato. «Le donne a Praga hanno più cuore», conferma lui che se ne intende. Oltre 1.200 sequenze girate in nove anni. Ma non paragonatelo a Siffredi. Arrossisce. «Rocco è il più grande di tutti. Più grande di John Holmes. Con lui non c'era bisogno del Viagra nei set».

Le scorciatoie della carne. Nonostante l'anatema di Wojtyla, quella della carne resta la scorciatoia maestra per arrivare prima e subito, per fare tutto, soldi, tanti soldi, dissipare e fare beneficenza, studiare in America e smettere di studiare, aiutare le famiglie e abbandonarle, dimenticare la miseria della vita e sprofondarci dentro. Una prostituzione di massa. Si prostituiscono ragazze, ragazzi, infermiere, pallavoliste, insegnanti e studentesse, vecchie e bambine. La Bulovka è la clinica delle infermiere squillo. Hanno ottenuto il permesso per svolgere un secondo lavoro nell'Hanka Servis, il bordello di Hanka. «Cinquemila corone al mese, il salario dell'ospedale, lì le guadagnano in due ore».

Ma nessuno, proprio nessuno, in cui cogliere il fantasma o l'esitazione del peccato. Si respira ovunque la mestizia del coito meccanico, nelle strade, nelle case e nei bordelli. Non c'è traccia di Dio. E nemmeno della mancanza di Dio. I cechi non sono fatti per la trascendenza. La loro è la nazione meno devota del pianeta. Sette su dieci si dichiarano atei, i battesimi sono rari e i funerali distratti. Si erano già liberati dalla colpa, la caduta del comunismo li ha liberati dalla paura. Non ci sarà più un Kafka, pornografo sublime, ma nemmeno un Sacher-Masoch che da queste parti ha passato anni di splendide umiliazioni corporali. Ma chi al posto loro?

Cosa, al posto della colpa e della paura? La voce di Sting amplificata nella piazza di San Venceslao fa il paio con le balalaike sul ponte Carlo, le marchette locali che si vendono di giorno a San Venceslao e le zingarelle che lavorano di notte per la mafia russa e albanese. Quelle che ti fanno bere chissà cosa e ti lasciano svenuto e spennato nella tua camera d'albergo. In nessuna città europea come questa, l'accessibilità della carne ti dà il senso del suo scarso valore. I tassisti, più che la tua destinazione, sono interessati a sapere la tua perversione. Sicari al soldo dei locali che gli riconoscono 200 corone a cliente. Cento bordelli, dicono, ma sono molti di più.

Il decano è Igor Salomon. Con i ricavi delle sue aziende che fanno pane si inventò dieci anni fa il Lotos Club, alla periferia di Praga, uno dei primi night ad aprire dopo la caduta del comunismo. Orario non stop e prezzi accessibili. «Ecco Martina, una vera bellezza ceca», fa lui con orgoglio ceco. Martina, nuda, si lascia palpare da Igor come fosse la mamma. Cliente assiduo, Ratko, un camionista di Bratislava. Sulla autostrada E5 che collega Praga a Berlino, ne incontra a migliaia di puttane per un quarto d'ora di sesso sbrigativo, «ma quando voglio divertirmi vengo qui», dove può giocare a fare la foca nella piscina con l'idromassaggio e la stanza intorno tappezzata di foresta tropicale, insieme a Petra, la sua bella, professoressa di pedagogia nell'altra vita, una laurea in tre lingue.

Non va invece al K5. Troppo sofisticato per i suoi gusti. È l'ultimo bordello di Praga, quello alla moda. A Korunni, non lontano dalla stazione, tre piani sui tetti di Praga. Ti riceve Karen, manina gelida, sguardo severo, occhialini da istitutrice. Qui il sadomaso è la specialità della casa. Ci vogliono 500 corone per entrare, ma la novità è il chip elettronico. Paghi il tempo effettivo della copula. Tanto il resto lo lasci comunque tra sauna, pedicure, mance e bevute sparse. La manager ti accoglie, inserisce i dati al computer e, oplà, ecco la ragazza della tua vita o almeno della tua ora. A seconda del temperamento o della malattia mentale, finisci nella sala dell'impero romano dove ti travestono da Cesare, in quella dell'aborigeno o del cavaliere medioevale, del sultano arabo o dell'astronauta, con la volta stellare simulata per orgasmi spaziali. I giapponesi vanno pazzi per questo genere di feccia. Pagano molto, le erezioni sono vaghe, le eiaculazioni precoci e le mance generose. Clienti ideali.

«Una volta si buttavano sotto le macchine degli italiani, per rimediare i soldi dell'assicurazione. Ora se li portano a letto», racconta Cicala di Velletri, che qui a Praga fa l'oste da trent'anni, «quando la Moldava ancora si ghiacciava e i bambini ci pattinavano sopra». Il suo è il ristorante degli attori. Si sono spesso ritrovati a cenare da lui, in tavoli separati, tre giganti del peccato carnale: Anthony Hopkins il Cannibale, Johnny Depp che qui ha girato Jack lo Squartatore e Rocco Siffredi, detto mister 25 centimetri, a suo modo uno squartatore anche lui.

Sotto il regime comunista la prostituzione era invisibile. Non c'erano puttane ma solo ninfomani. Con la sbornia liberista fare sesso è come una sveltina da McDonald's. Nel 2001 è stato registrato nella Repubblica Ceca il più alto numero di aborti di ragazze sotto i 14 anni dal dopoguerra. Il più alto in Europa. Si sposano giovanissime, fanno figli con mariti spesso inetti di cui si liberano in fretta. Il 50 per cento delle coppie sono separate o divorziate.

Tutto è lecito a Praga. Un supermarket delle perversioni a perversione zero. Cinque minuti di taxi e sei alla Klinik Sex, dove puoi farti massaggiare la prostata da Tania, che ti accoglie in guanti e camice ospedaliero, specializzata anche in clisteri ed elettrostimolazioni genitali. Puoi farti appendere alla ruota sado-maso da madame Danielle. Bravine, per carità. Professionali. Ma inattendibili. Sono massaie che stanno lì a scorticarti vivo solo perché è più redditizio che pulire i cessi della stazione.

Comincia a interrogarsi sulla perversione a Praga anche Oriano Bizzocchi, italiano residente a San Marino. Che ha messo sui un Museo delle Sex Machine, tre piani nel centro storico di Stare Mesto, l'unico al mondo. Un arsenale storico della sfrenata fantasia umana applicata al sesso. Collezioni rare di godemiché e strumenti fetish. Congegni erotici con pene incorporato per placare gli spiriti bollenti di detenute ninfomani, scarpe con fallo acuminato in punta, macchine deliranti per coiti deliranti e peni fosforescenti che arrivano da Las Vegas e garantiscono 700 colpi al minuto, non si sa quanti orgasmi, sedie con botole per pratiche corporali. Ma per ora non decolla, il museo. Pochi turisti ridanciani, i soliti inglesi. Rarissimi i locali.

E per quelli che si accontentano di guardare e non toccare c'è sempre il Sex Park a nord della città. Il villaggio a luci rosse. Infili 20 corone nella fessura all'entrata e puoi sbirciare le fanciulle nelle cellette, maliziosamente discinte tra orsacchiotti e cuoricini. La più bella, dicono due di Monza all'uscita, è la numero cinque. Inolka. Bionda, 19 anni, dice lei. Chiede 8 mila corone per una notte, circa 300 euro. A settembre lascia Praga e la vita per un college americano. Ninfette simili le trovi nei siti Internet e sugli annunci molto espliciti dei giornali specializzati. Nikolka dice di avere 18 anni, ma le sue foto e le sue misure mostrano poco più che una bambina.

Lukas è di casa al Pinocchio. Ha 20 anni e due obiettivi, comprare la macchina nuova e sposarsi con la ragazza. Il suo numero di cellulare ce l'hanno i pederasti di mezza Europa, molti tedeschi e americani. «Sono i clienti migliori ma, dopo l'11 settembre, se ne vedono pochi. Prima di mettersi in proprio, ha fatto l'amante per l'italiano, quello con le bretelle rosse che si è comprato casa a un centinaio di chilometri da qui. Adesso gli procura i ragazzi. Si danno appuntamento a San Venceslao e poi al Pinocchio. Li vuole «giovani, molto giovani, efebici, esangui, anche malati, meglio se con gli occhiali». Non ha ancora capito, l'italiano, se lui è il lupo o Cappuccetto Rosso. Intanto se li porta a casa, li cura e li mantiene. In cambio di qualche carezza. «Avevo problemi con la mia omosessualità, ma qui ho trovato il paradiso: passo il confine e mi sento un uomo libero».

L'Espresso    

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