PISA. Scandalo, sesso e soldi, sono le tre «s» inseguite dal nostrano produttore di film hard Alex Asmara che ha girato un lungometraggio dove le roventi protagoniste a luci rosse, sono nostre «vicine di casa». Negli oltre 180 minuti di scene hard del film dal titolo simil culinario «Casalinghe in umido», ci sono due ragazze pisane. «La prima è una nota, perchè - dice il regista - è una bellissima commessa del centro storico, mentre l'altra è una poco più che ventenne infermiera». Gli attori maschili sono invece uno studente della «Pisa bene» iscritto a Giurisprudenza ed un ragazzo di Pontedera «che fino a qualche tempo fa lavorava in un autolavaggio», precisa Asmara.
«Il film - promette Asmara - uscirà in edicola lunedì o martedì al massimo. I protagonisti del lungometraggio tutti pagati profumatamente e bramosi di mostrarsi alle telecamere, non abitano solo tra le vetuste ed austere mura pisane ma c'è anche una coppia, marito e moglie, molto conosciuti nell'imprenditoria turistica di Marina di Carrara ed infine un commerciante viareggino». Sesso e scandalo, dunque ma la terza «s», cioè i soldi? L'«Asmara pensiero» per guadagnare è semplice e così ce lo spiega: «È lapalissiano. Sfrutto la semplice curiosità o la morbosità di quanti vogliono saper se il vicino o la vicina di casa, così irreprensibili e morigerati nei modi di fare, nascondano sotto sotto, un'anima da pornostar. I soldi sono dunque assicurati e tanto più la città è piccola, tanto più la voce corre e vendo di più. Pensate che il mio primo film girato in Toscana dal titolo «Quelle maiale della Maremma», ha venduto 9mila copie. La «Rocco Siffredi production», casa di produzione mondiale del porno, quando immette nel mercato una videocassetta non supera mai i 5mila esemplari. Oggi, quel mio primo film, è venduto, ormai logorato dal tempo e dall'uso, solo su Internet a 75 euro mentre il master, cioè l'originale, me lo hanno comprato gli inglesi, non vi dico per quanto. E poi le serate al Maurizio Costanzo, le pagine sull'Espresso a me dedicate fanno tutto il resto».
«Avevo un negozio di ottica e fotografia ben avviato a Grossetto - dice Asmara - ma una volta entrato, per puro caso, nel mondo dell'hard, ho lasciato tutto e gli incassi mi hanno dato ragione. I guadagni, tra il vendere occhiali e produrre pornografia non sono neppure paragonabili; i miopi oggi si operano mentre l'hard in videocassetta avrà sempre più clienti non solo «hardisti» ma anche semplici curiosoni come accade per le mie produzioni». Ritorniamo però alla parte piccante del film hard e cioè sui protagonisti e su come vengono reclutati visto che si tratta di attori amatoriali. Asmara rivela: «Il reclutamento dei miei attori inizia nei locali per scambisti, fiorentissimi in Toscana. Individuo i soggetti, gli parlo e gli lascio un mio recapito. Loro mi ricontattano ed io li invito ad un colloquio in un luogo scelto dagli aspiranti attori, tanto per far sentire tutti a loro agio. In quella occasione, gli spiego cosa devono fare e poi parlo del compenso anche se ho l'impressione che molti di loro, farebbero tutto anche gratis. Tutti però, per mia scelta e principio, vengono pagati e profumatamente; l'infermiera pisana per 25 minuti di ripresa, girata in un casolare abbandonato poco dopo Ospedaletto, ha incassato 8 milioni di lire, l'equivalente di una porno star professionista e forse quella infermiera lo è per davvero vista la sua disinvoltura e perizia».
Tutto facile e fruttuoso dunque... Ma va sempre tutto bene? «C'è chi non la prende con la giusta filosofia - dice un po' incupito Asmara -; qualche tempo fa ho passato una decina di giorni in ospedale a causa di un pestaggio che ho ricevuto dal padre di una ragazza protagonista di un mio film. Che c'entro io? Se la rifaccia con la figlia o con il fidanzato della stessa visto che nel film c'era anche lui. Ma si sa, ogni mestiere ha i suoi inconvenienti. Invece è andata benissimo ad un bar del centro di Perugia perchè dopo che la barista è stata vista in un mio film dove le protagoniste erano «belle perugine», il bar triste e sull'orlo del fallimento, si è improvvisamente riempito ed animato di assetati clienti».
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