PARIGI - Il più erotomane dei cineasti . Da quando, nel 1964 mostrava l'avvenente Silvana Mangano fra i vizi della provincia veneta, che in Disco Volante, veniva scossa dall'arrivo degli extraterrestri. Allora, la critica elogiò soprattutto la bravura di Alberto Sordi e di Tinto Brass si disse che "insegue virtuosismi stilistici; ma la satira è abbastanza prevedibile". Il più cineasta degli erotomani. Come quando, in Salon Kitty, mescolava satira e eros nelle vicende delle donne di un bordello addestrate a spiare gli ufficiali nazisti della Wehrmacht impegnati nella seconda guerra mondiale.
E di Tinto Brass si è detto tutto, tanto. Erotomane, cineasta, grottesco interprete dei vizi privati e delle pubbliche sconcezze. In trent'anni di carriera, uno dei più prolifici registi di casa nostra ha collezionato critiche e elogi, strizzate d'occhio e bastonate sulla stampa.
E adesso, la prestigiosa Cinémathèque Française di Parigi gli rende omaggio, con una rassegna di dieci film, dal titolo L'elogio della carne. Dal nove al tredici gennaio, nella sala dei Grands Boulevards, sfileranno alcuni successi del regista, dal Disco Volante a L'uomo che guarda. Brass non è nuovo alla Cineteca parigina, in quanto ha lavorato come archivista per l'Istituto, al fianco di Henri Langlois dal '57 al '60.
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