PADOVA - Bufera sul Gay Pride 2002, in programma a Padova dal 4 all'8 giugno. Come due anni fa per la sfilata romana, è già battaglia. E non basta, a stemperare la polemica, la decisione di scegliere come madrina Luciana Littizzetto "la bruttina più spiritosa in circolazione". Perché in assenza di celebrazioni giubilari questa volta c'è la coincidenza tra le giornate dell'orgoglio omosessuale e la "tredicina" del Santo, il calendario delle celebrazioni religiose dedicate a Sant'Antonio che tradizionalmente attraggono in città decine di migliaia di fedeli.
A sollevare la questione, peraltro molto discretamente, sono stati dapprima i frati francescani della Basilica antoniana, "turbati dall'eventualità di manifestazioni offensive nei confronti della fede e della comunità cristiana". Un timore ripreso immediatamente, e con toni ben diversi, da Alleanza Nazionale che ha avviato una raccolta di firme per "regolamentare" la sfilata dell'orgoglio omosessuale mentre il suo leader cittadino, il battagliero Gabriele Zanon, annunciava che la destra "si erigerà a baluardo dei valori familiari in pericolo e dei diritti calpestati della maggioranza eterosessuale".
Parole forti, che hanno spinto il movimento omosessuale e i parlamentari dell'Ulivo - che aderiscono compatti alla manifestazione - a rispolverare polemicamente il triangolo rosa, simbolo delle persecuzioni naziste verso i gay. "È incredibile che una forza di governo esprima un atteggiamento discriminatorio e sprezzante verso cittadini colpevoli unicamente di manifestare la loro libertà sessuale" ha dichiarato Alessandro Zan di Arcigay mentre Franco Grillini, pioniere del movimento gay in Italia e deputato della Quercia, è accorso a Padova per denunciare il "clima di intolleranza alimentato da chi si ostina a disconoscere il valore civile della diversità".
Critiche anche all'amministrazione comunale - guidata dal sindaco forzista Giustina Destro - che ha negato il patrocinio all'evento dopo aver, inutilmente, cercato di persuadere i promotori a posticiparne la data.
Nonostante le scritte ingiuriose apparse sui muri del centro e la crociata minacciosa di Forza Nuova ("Difenderemo il Santo con i nostri corpi") l'itinerario del corteo eviterà prudentemente i luoghi di culto. Una scelta gradita dall'arcivescovo Antonio Mattiazzo - che ha evitato ogni polemica invitando tutti al "rispetto". Ed anche agli omosessuali cattolici del gruppo Emmanuele, decisi a sfilare l'8 giugno. Le polemiche, comunque, non frenano l'adesione al Padova Pride: attesi decine di migliaia di gay, lesbiche e transgender; folta anche la rappresentanza politico-sindacale, con Sergio Cofferati e Massimo D'Alema in prima fila.
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