Un po‘ di riconoscenza i politici tedeschi se la sarebbero aspettata. Dopo anni di polemiche, un partito trasversale da destra a sinistra aveva varato la legge sul «miglioramento della situazione giuridica e sociale» delle prostitute: dal 1° febbraio permette alle lucciole di stipulare con i proprietari di alberghi e night club contratti di lavoro con ferie pagate, tredicesima, regole di licenziamento e retribuzione delle prestazioni. Meticolosamente regolati anche contributi pensione, previdenza medica, trattenute fiscali per dipendenti e libere professioniste. Ma la legge non sembra aver tenuto conto dell’esigenza di anonimato: le «operatrici sessuali» prediligono le prestazioni in nero; chi nel corso di una notte vende fino a dieci-venti volte il suo corpo non sembra interessata a mettersi in regola versando il 30 per cento.
A due mesi dall‘entrata in vigore della nuova legge il bilancio è devastante. In tutta la Germania il ministero non è venuto a conoscenza nemmeno di un contratto di lavoro ufficiale o di un‘iscrizione all’albo professionale (le prostitute sono 400 mila). Klaus Utz, segretario del sindacato dei lavori terziari Verdi, dice con un realismo che dà da pensare a chi in altri paesi europei spera di regolamentare il fenomeno: «Sancire in un contratto di lavoro il numero di servizi erotici da eseguire in una giornata lavorativa o la qualità e la natura delle prestazioni appare a dir poco discriminante e inaccettabile alla maggioranza delle prostitute che spesso esercitano questo mestiere per guadagnare in breve tempo abbastanza denaro per vivere agiatamente, o per procurarsi le dosi di eroina».
Nessun tribunale sarebbe in grado di giudicare sul rispetto di un contratto di questo tipo, per non parlare delle difficoltà per gli ispettori tributari. I Verdi propongono ora una tassazione forfettaria e modesta. La realtà sembra imporre collaudate consuetudini: la prostituta incassa in anticipo e all‘insaputa del fisco, anche se non dei protettori.
|