NEW YORK - Uno su cinque tra i giovanissimi americani frequentatori della Rete, di età tra i 10 e i 17 anni, ha subìto “inviti” sessuali da estranei. Lo rivelano due sondaggi a cura del Centro di Documentazione dei crimini contro i ragazzi della Università del New Hampshire, pubblicato sul Giornale dell’Associazione dei medici Usa, e del “Progetto Pew su Internet e la vita degli americani”.
Almeno una volta, nel corso dell’anno precedente il sondaggio telefonico del Centro del New Hampshire che ha coinvolto oltre 1500 minorenni tra l’agosto 1999 e il febbraio 2000, un adulto ha tentato un approccio e offerto esplicitamente un rapporto sessuale a 19 giovanetti su 100, e nel 3% dei casi in modo aggressivo. Soltanto un caso di sollecitazione su 10, però, è arrivato alla polizia, sebbene il 25% dei colpiti abbia dichiarato nelle interviste di essere stato molto turbato o impaurito dalle proposte. Per i ricercatori, anche se il 75% dei ragazzini e delle ragazzine ha sostenuto di non sentirsi traumatizzato dall’esperienza, è tempo che insegnanti ed educatori si attrezzino a gestire le situazioni di disagio e di stress psicologico legate a questo tipo di “avventure”, soprattutto perché filtri interni alla rete e controllo dei genitori non hanno dimostrato di poter ridurre la portata degli ammiccamenti dal video. I quali, è emerso, toccano soprattutto ragazze, teenagers prossimi alla maggiore età e giovani con disturbi psicologici.
Comunque, pensano sempre i ricercatori, la serietà con la quale va affrontato il problema non deve sicuramente arrivare a generalizzati divieti d’accesso a Internet, né tantomeno spingere i genitori a scoraggiare la navigazione tout court. Del resto, nessuno tra gli interpellati ha denunciato di essere stato effettivamente trascinato in appuntamenti fisici dai “pedofili senza volto”. “Ciò non significa che non si sia mai verificato alcun caso reale di aggressione promosso via Internet”, commentano gli studiosi, “ma è probabile che il canale telematico non stia generando crimini nella percentuale in cui avvengono tra le stesse mura domestiche, o per le violenze delle gang giovanili”. Dai sondaggi di identica ampiezza relativi all’ambiente familiare o alla vita di branco, insomma, emergono normalmente casi concreti di “sesso criminale” che non sono stati riscontrati dai sondaggi su Internet.
Dalla seconda ricerca, condotta tra giovani dai 12 ai 17 anni, è risultato che in sei casi su 10 sono stati oggetto di “messaggi di ogni genere” da estranei, ma al pari della prima tre intervistati su quattro hanno dichiarato di non aver patito alcun trauma dal tentativo di contatto. E il 57% dei ragazzi e delle ragazze che hanno ricevuto messaggi “non desiderati” hanno bloccato subito il rapporto non dando corda all’importuno. “L’aspetto positivo rilevato dalle risposte è che tutti i teenagers sono ben consapevoli del fatto che nella Rete ci sono cose e persone veramente pericolose, ma anche cose e persone veramente utile e buone”, ha dichiarato al New York Times il direttore del Progetto Pew Harrison M. Raine, “ e quando tirano le somme tra i più e i meno di Internet concludono che i rischi sono gestibili”. La lezione è che la miglior difesa sono l’educazione e la preparazione ad affrontare insidie e imprevisti. Off e online.
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