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MANUELA, TUTTA EROS E FOLLIA

Voleva un ruolo drammatico. Lei, Manuela Arcuri, la bellona tutta curve delle ultime commedie all’italiana, prorompente presenza al Festival di Sanremo e star dei calendari senza veli, voleva dimostrare di essere cresciuta. Così è volata in Spagna da Vincente Aranda, il regista del premiatissimo “Amantes”, che l’ha trasformata in una gitana dagli occhi ammalianti nel suo “Giovanna la pazza”. Interpretato dall’astro nascente della cinematografia spagnola Pilar Lòpez De Ayala e dal nostro Daniele Liotti, il film (nelle sale dal 20 settembre) è dedicato a un personaggio culto nel mondo spagnolo, quella Giovanna di Castiglia, figlia di Isabella la Cattolica e regina contro i suoi desideri, che passò alla storia per avere smisuratamente amato il marito Filippo il Bello, principe delle Fiandre. L’incontro tra i due, all’alba del sedicesimo secolo, era stato fulminante, ma la passione morì presto schiacciata dalla furiosa gelosia della regina, dai continui tradimenti del sovrano e soprattutto dai giochi di potere di corte.

La storia era già stata raccontata da Juan de Orduna in “Locura de amor”, film del ’48 che in Spagna rese Sara Montiel un sex symbol nazionale, proprio nella parte oggi interpretata dalla Arcuri. A lei infatti il compito di far perdere la testa a Filippo nei panni di Aixa, bella gitana esperta di riti magici e filtri d’amore, talmente sfrontata da sfidare persino a duello la sovrana. In Italia di certo non serviva un’ulteriore prova della sua conturbante bellezza. Già da qualche anno è tra le donne più sognate e desiderate dalle platee maschili, le offerte di lavoro piovono copiose e quest’estate un paesino del leccese, Porto Cesareo, le ha perfino dedicato una statua.

Diverso è il discorso in Spagna, dove la Arcuri non è la popolare carabiniera della fiction televisiva e dove ha deciso di debuttare con il suo primo ruolo drammatico. Ma la scelta forse non è casuale, perché il grande sogno di Manuela pare sia lavorare con il regista Pedro Almodovar. E così nel film di Aranda non si risparmia davvero. Il suo gioco di seduzione inizia tra i tavoli di un’osteria, quando ballando vestita da odalisca ruba il cuore al principe. Poi si spoglia completamente, prima spiata da un vetro e poi sul letto, in roventi incontri d’amore. Infine, quando Aixa ottiene un posto tra le dame di compagnia della regina, affronta i primissimi piani di Aranda anche senza trucco, in abiti severi, castigata come la gelosa sovrana pretendeva da ogni donna a corte.

Chissà se Almodovar avrà visto il film. Di certo i nudi di Aixa non passano inosservati, ma non è con questa prova che la Arcuri avrebbe potuto conquistare i critici spagnoli. La colpa è anche di Aranda. Aveva a disposizione una storia a tinte forti, con una protagonista che pur di affermare le sue passioni non esita a sfidare la rigida morale che il suo ruolo le impone, ma il regista sembra più attento a ritrarre gli avviluppamenti di Liotti che a raccontare le sfaccettature di un amour fou. Poco male. Se Almodovar ancora non la volesse, per l’Arcuri c’è un’agenda fittissima di impegni. Proprio in questi giorni è tornata a indossare la divisa per la seconda serie di “Carabinieri”, e quest’inverno sarà in teatro nel ruolo che rese celebre Julia Roberts. Indossati minigonna e stivali, porterà infatti in scena “Pretty Woman”, la favola d’amore della prostituta Vivian che dieci anni fa incantò il mondo. Questa volta a cadere ai suoi piedi sarò Paolo Calissano, nei panni che furono di Richard Gere.

Nelle sale dal 20 settembre

L'Espresso    

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