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L'INVERSIONE DEI RUOLI AUMENTA I RISCHI CARDIACI.

NEW YORK - Le donne che si comportano da uomini (per esempio le manager), e gli uomini che si comportano da donne (per esempio i “casalinghi”), sono tutti soggetti a un maggior rischio cardiaco. Chi muta il proprio ruolo convenzionale, insomma, fa una tale fatica che ci rimette in salute. Sembra una banalità, ma è il risultato di una accuratissima indagine svolta negli Stati Uniti e presentata al recente forum della American Heart Association, a Honolulu.

«Esercitare ruoli convenzionalmente non propri può essere, dal punto di vista del benessere personale, assai dannoso», conferma la dottoressa Elaine Eaker, autrice del Framingham Offspring Study, cioè una ricerca che ha seguito, per ben dieci anni, le condizioni di vita e di salute - facendo particolare attenzione ai disturbi cardiaci - di 3700 soggetti di una stessa cittadina del Massachusetts, Framinghan appunto.

"Quello che è emerso, verificando tutti i dati sulla mortalità per motivi cardiocircolatori, è che non esiste quasi mai una relazione particolare fra le malattie cardiache e lo stress da lavoro, se questo ha caratteristiche di normalità, e anche se è caratterizzato dalla richiesta di prestazioni elevate e da ridotta autonomia, situazione che genericamente causa una notevole frustrazione - spiega Elaine Eaker - Ma le cose cambiano se si guarda al sesso degli individui. Le donne in carriera, che occupano ruoli di elevata responsabilità, hanno infatti tassi di malattie cardiache molto più elevati delle donne normali. E anche delle loro controparti maschili in azienda".

Ovviamente tutti i dati sono stati depurati da varianti “esterne”, come il fumo, l’età avanzata, il tasso di colesterolo, e perfino il carico di responsabilità nella conduzione familiare. Di converso, e in perfetta sintonia con il dato precedente, i ricercatori hanno scoperto che gli uomini che si definivano essi stessi “casalinghi” (e che rappresentavano il 10 per cento del campione maschile) avevano, rispetto agli uomini che lavoravano fuori casa, un tasso di mortalità per cause cardiache che era quasi il doppio.

«Si tratta ovviamente di dati epidemiologici», conferma la Eaker. «Ma l’unica spiegazione che possiamo dare è che esercitare un ruolo atipico, rispetto a quelli tradizionali della società, procura una tale quantità di stress, in aggiunta a quello normale, da influire addirittura sulle statistiche delle malattie cardiache e delle morti per infarto».

Il Nuovo    

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