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LE REGOLE DEL PIACERE: "COME IL MESTIERE PIU' ANTICO DEL MONDO DIVENTA UNA PROFESSIONE SIMILE ALLE ALTRE"

Cambiano le regole per il mestiere più antico del mondo, che diventa sempre più una professione simile alle altre: orari fissi, ferie, assicurazione malattia, previdenza. E anche oneri da versare al fisco. Per evitare che le strade siano i luoghi dell'adescamento, alcuni paesi fra i Quindici hanno approvato leggi o stanno cercando di regolamentare un fenomeno che appare ineliminabile. Più che a principi moralistici, le nuove regole rispondono a esigenze di ordine pubblico. Comune è per esempio l'emergenza per l'immigrazione clandestina di prostitute dall'Est, secondo stime 120 mila l'anno, e il sempre più frequente intreccio con traffici di droga e riciclaggio di denaro.
I Paesi Bassi, la Germania e la Norvegia sono i primi paesi a sperimentare normative che garantiscono la completa legalità alla professione di lucciola, cercando di allontanarla dalla malavita. Il governo olandese ha, per esempio, offerto alle 30 mila prostitute (5 mila solo ad Amsterdam) l'opportunità di uscire alla luce del sole. Con indubbi vantaggi, come la possibilità di ottenere crediti dalle banche, l'assistenza sanitaria, persino abiti e lingerie sexy deducibili dalle tasse, ma anche l'obbligo di versare il 19 per cento di ogni prestazione al fisco.
Per chi sceglie la messa in regola come libera professionista o lavoratrice indipendente, crescono tuttavia gli adempimenti. «Le carte si accumulano: dall'ufficio del lavoro, dal dipartimento sanitario, dalla polizia» mugugna Andre van Dorst, proprietaria di un locale a luci rosse ad Apeldoorn. «C' una disposizione persino sulla lunghezza delle unghie!».
E, insofferenza per le regole a parte, la riluttanza a pagare tasse fa il resto, frenando i propositi e le aspettative di introiti del governo. Quello olandese vorrebbe una ricca fetta del fatturato (1,6 miliardi di euro) dell'industria del sesso, ma finora solo 921 prostitute hanno scelto di legalizzare la loro attività.


Poi c' il fattore Internet. La rete e i cellulari hanno reso le lucciole più indipendenti e mobili, molte operatrici a luci rosse in questo modo mantengono l'anonimato. Altre sono costrette a nascondersi. Le nuove regole stabiliscono che possono esercitare solo donne con più di 18 anni e regolare permesso di soggiorno: migliaia di lucciole africane, asiatiche e dell'Europa dell'Est si ritrovano in una situazione di maggior incertezza e rischio. «I risultati sono stati l'opposto di quello che ci aspettavamo» riconosce Femke Halsema, sostenitore nel parlamento olandese della legalizzazione.
In Germania la «legge per il miglioramento della condizione giuridica e sociale delle prostitute» ha avuto l'appoggio anche di un partito dell'opposizione, i liberali dell'Fdp. Le 400 mila professioniste del sesso possono ora godere di benefici, come sussidio di disoccupazione, tredicesima, assegni familiari, assistenza sanitaria, pensione. Ma mettersi in regola vuol dire versare al fisco il 30 per cento dei guadagni.
Nei primi mesi di attuazione della normativa, entrata in vigore il 1° gennaio, le domande di registrazione sono state scarse. Tanto che i Verdi propongono di cambiare la tassazione: forfettaria e più contenuta.
Fredda anche l'accoglienza riservata dalle lucciole norvegesi (a Oslo sono 3 mila) alla legge che, in cambio di sicurezza sociale, esige il pagamento delle tasse. E sì che per mettersi in regola possono contare anche sulla Pion, un'organizzazione che le aiuta ad affrontare le difficoltà burocratiche.

Assolutamente contraria a rendere legale la prostituzione è la Svezia, che anzi persegue i clienti: rischiano fino a sei mesi di prigione. «È un comportamento cinico ricavare soldi dai bordelli con le tasse» ha dichiarato Margareta Winberg, ministro delle Pari opportunità.
Nessuna tassa per i bordelli nel Regno Unito, dove la prostituzione è un business da 100 milioni di sterline l'anno, concentrato in gran parte nei 50 locali a luci rosse di Soho.

La proposta di alcuni sindaci (Birmingham e Sheffield) di creare zone riservate nei centri cittadini è stata bocciata dal governo. Roger Farrington e Christine Field, due magistrati londinesi stufi di multare le prostitute mentre i loro protettori non rischiano quasi mai nulla, hanno definito una proposta di legge che si ispira alla legalizzazione adottata da Germania e Paesi Bassi.
Sono i bordelli, non le prostitute, a pagare le tasse in Spagna. I 1.800 «puti-club» pagano imposte ai comuni e al fisco, ma guadagnano abbastanza per finanziare, è il caso del Night Privé di Albacete, la locale squadra di calcio. Alle Cortes spagnole una commissione sta studiando una nuova legislazione per le 300 mila «putas», pochissime le spagnole, numerose le latinoamericane e le ragazze del'Est.
Emigrano a Madrid molte meretrici francesi che sfuggono alla morsa repressiva del primo ministro Jean-Pierre Raffarin.
Il governo francese ha deciso di usare il pugno di ferro: il disegno di legge sulla sicurezza interna, presentato dal ministro degli Interni Nicolas Sarzoky predispone, fra l'altro, punizioni più severe per i clienti (come in Svezia) e dichiara l'esercizio della prostituzione un vero e proprio reato. A Metz, Bordeaux, Orléans, i sindaci hanno emesso delle ordinanze per impedire la prostituzione nelle vie del centro.
Per porre invece un freno all'afflusso delle lucciole immigrate il governo francese ha deciso di inserire negli accordi internazionali il tema della lotta alla prostituzione: il 4 ottobre il primo ministro Raffarin ha firmato a Parigi con il suo omologo rumeno Adrian Nastase un'intesa per la lotta allo sfruttamento dei minori e alla prostituzione. In cambio di aiuti economici e dell'impegno francese a favorirne l'ingresso nell'Unione Europea, la Romania ostacolerà l'emigrazione clandestina verso la Francia, in particolare nel settore della prostituzione.
E in Italia? La piaga delle lucciole tenute in schiavitù da malavitosi è il fenomeno più visibile: sulle strade le italiane sono state sostituite da uno stuolo di nigeriane, slave, russe, ucraine. Il testo sulla riforma della legge Merlin presentato dal vicepremier Gianfranco Fini, da Umbero Bossi (ministro delle Riforme istituzionali) e Stefania Prestigiacomo (Pari oportunità) è fermo a Palazzo Chigi: prevede il divieto a prostituirsi per strada, ma all'interno della maggioranza ci sono diverse posizioni su controlli sanitari e sui luoghi ove esercitare il mestiere.

Panorama    

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