La pornodiva più arrapante di ogni tempo? «Vanessa del Rio. Monumentale il suo clitoride». Lo stallone da primato? «John Holmes, un fuoriclasse, anche se alla fine aveva l'occhio triste. Sapeva di avere l'Aids ma se ne infischiava. Ha continuato fino all'ultimo a frequentare i set». La star italiana? «Non ci piove, Selene, una marcia in più, almeno fino a quando non si è lasciata traviare dalla volgarità della televisione domestica. Moana Pozzi? Bella, arguta, ma poco coinvolgente». Il migliore film hard della storia? «"Misty Beethoven" del 1975. Versione sporcacciona di "My fair lady". La storia di uno scrittore americano che trasforma una puttana asessuata di Pigalle in una dea dell'amore».
Sentenze che pesano quelle di Michele Capozzi. Un'autorità in materia. Faccia da satiro su cui sono incisi tutti i marciapiedi e locali della suburra newyorchese, battuti in almeno trent'anni di esplorazione urbana. Sua l'idea di dotare i connazionali guardoni di una guida completa di tutti i video e i Dvd distribuiti in Italia sul mercato dell'hard. L'equivalente dell'Avn, la bibbia americana del settore. Anni di ruminazione, l'intesa con Francesco Coniglio, un cognome un destino, editore specializzato in riviste erotiche ed ecco, prossimo all'uscita, il primo annuario nostrano dell'hard. Undici euro per orientarsi nella giungla dello spasimo e del deliquio.
«Si parla molto di sesso da noi. Anche troppo. Pagine e pagine. Ma sempre con quell'aria di sufficienza che si dedica alle subculture anche un po' risibili. Approccio stile usa e getta. Caterve di luoghi comuni. E invece capita che uno dei più grandi columnist del "New York Times", Frank Rich, alza il culo, va senza pregiudizi nel cuore della faccenda alla San Fernando Valley, meglio conosciuta come la "San Porno Valley", s'inventa un'inchiesta con i fiocchi e scopre che quello dell'hard è un business senza uguali, gestito da veri manager.
Un affare da 10 miliardi di dollari l'anno. Più grande del football, del basket e del baseball messi insieme», s'infervora Capozzi, al punto di mimare sul pavimento dell'austera redazione che lo ospita la posa a quattro zampe che gli scatena il "flash". «Ognuno ha il suo flash. Nel campo dell'hard la soggettività è suprema. Tu vedi "La corazzata Potemkin", puoi esaltarti o annoiarti a morte ma non puoi negargli una dignità artistica. Nel porno l'incandescenza scatta chissà come e perché, diversa per ognuno, un dettaglio, la posizione, uno sguardo».
Già disperso, Capozzi, in altre opere del suo lussurioso ingegno. Un saggio di antropologia del sesso estremo ("Pornologia", Ed. Mare Nero) e una mostra, la più delirante ed autoriferita di ogni tempo. «Le immagini di tutte le donne su cui ho versato il mio seme», spiega in termini meno aulici. Fa da anni la spola tra l'Italia e New York, dove vive in una barca a vela senza elettricità e riscaldamento. «Grazie a Giuliani oggi New York è una Las Vegas tediosa, dove non succede più nulla. Ha svenduto la città ai colossi delle Corporation. Con la scusa dell'Aids e della paura, ha cancellato l'anima notturna di Manhattan». Che lui bazzica da sempre palmo a palmo con la sua Chevrolet sgangherata. Sexy tour per turisti disponibili a spendere anche 2 mila dollari per una notte, con digressioni da gigolò, se capita, per le signore smaniose. Intimo di produttori, registi e dive come Vanessa del Rio, Candida Royalle, Veronica Hart, diventa un guru negli anni d'oro del porno, fino alla metà degli anni Ottanta. Quando il boom dei video trasferisce il tutto, derive masturbatorie incluse, dalle sale buie dei cinema alle alcove private. «Una rivoluzione. I video hanno ispirato la nuova sessualità di massa ma hanno anche impoverito il gusto. Sono sempre più rari i film hard d'autore».
Ogni anno circa 20 mila novità finiscono nel mercato a luci rosse dei video, Dvd e televisioni via cavo. Un affare senza frontiere. I canali satellitari arrivano a Kabul, irradiano amplessi e tette là dove fino a pochi giorni prima ti decapitavano per un'occhiata licenziosa. Nelle camere d'albergo Rocco Siffredi è più gettonato di Brad Pitt. E sono i siti porno gli unici a resistere nel mondo collassato del web business. E' così da sempre: i bassi istinti trainano le nuove tecnologie. È la redenzione del porno. Dai primi graffiti ai Dvd di oggi, lo show dei genitali si presta alla sperimentazione dei media.
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