MILANO – Come Larry Flynt: condannato per pubblicazioni oscene. Stefano Surace, giornalista ultrasettantenne è finito dietro le sbarre per aver accumulato una serie di sentenze per diffamazione a mezzo stampa e pubblicazioni oscene.
Una storia surreale, quella del cronista, scrittore e maestro di arti marziali ora rinchiuso nel carcere di Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Quasi un racconto kafkiano. Le manette sono scattate poche settimane fa; la libertà potrà ritrovarla, a detta degli avvocati, solo con la grazia.
Era il 1960 quando Surace, ai tempi direttore del periodico Le Ore fu denunciato per l'oscenità dei servizi pubblicati sul settimanale. La giustizia fece il suo corso; nel '63 e nel '67 arrivarono le sentenze. Troppo tardi perché Surace ne venisse a conoscenza. Abbandonata quasi del tutto l'attività giornalistica, s'era infatti trasferito in Francia. A Parigi, ormai famoso per la carriera di inchiestista che s'era lasciato alle spalle, si dedicò alle arti marziali, al Ju Jitsu, in particolare, dove ha ottenuto i massimi riconoscimenti mondiali. Nel suo passato, tra l'altro, spicca un lavoro di indagine sulle carceri italiane. Entrò per 18 volte in nove galere del Paese, da San Vittore di Milano a Poggioreale di Napoli fino alle case circondariali di Monza, Arezzo, Voghera e Legnano. Ogni volta condivideva la vita dei detenuti per qualche settimana: un reportage che, ai tempi, fece scandalo.
Ma delle sue condanne, una volta arrivato a Parigi, giura di non aver mai saputo nulla. Le tre sentenze emesse dai tribunali di Milano, Firenze e Monza, sono passate in giudicato: la condanna è stata comminata in contumacia. Ora si trova a dover scontare due anni, sei mesi e dodici giorni di reclusione. Lo ha scoperto quando è rientrato in Italia per far visita al fratello che vive a Napoli e sta male. E' stato allora che lo hanno ammanettato e portato in carcere. E come Larry Flynt, l'editore di Cincinnati che scandalizzò l'America con "Hustler", la prima rivista a pubblicare nudi femminili "ginecologici", Surace si ritrova condannato per pubblicazioni oscene.
Il suo caso è finito sul giornale. La Federazione nazionale della stampa italiana, il sindacato unitario dei giornalisti, si è fatto carico della questione. " Sono passati più di quarantanni, l’Italia è profondamente cambiata - si legge sul sito della Fnsi - i costumi si sono velocemente evoluti e ciò che negli anni Sessanta era considerato diffamatorio ed osceno oggi viene tranquillamente pubblicato e diffuso nelle edicole e nelle librerie. Comprendiamo che dal punto di vista giuridico non ci siano spazi di intervento ma questo ci sembra che non elimini la mostruosità della vicenda".
A 70 anni compiuti, Stefano Surace non riesce a superare l'empasse di una giustizia che, lenta, continua inesorabile il suo corso. Il magistrato della libertà, cui l'avvocato difensore di Surace si è rivolto, è stato irremovibile. "Dal punto di vista tecnico-giuridico - dice Alessandro Basile, il difensore - non è possibile fare molto". Ultima possibilità: il Tribunale di sorveglianza che potrebbe, almeno secondo l'avvocato Basile, disporre le misure alternative. Gli altri avvocati, tutti d'ufficio, non hanno mai avvertito Surace. Lo hanno sempre ritenuto irreperibile. L'ultimo ordine di carcerazione è quello della Procura di Milano e risale a più di 30 anni fa.
Di qui l'appello del sindacato dei giornalisti: " la Fnsi chiede, con estrema fermezza, che il Presidente della Repubblica, Ciampi, intervenga per riconsegnare la libertà allo sfortunato collega con un atto di grazia e che il ministro della Giustizia, Castelli, più volte invitato ad iniziare il dialogo con la Fnsi sulla legge di riordino dei reati a mezzo stampa interrotta dalla fine della legislatura passata, trovi il tempo di riceverci e di riprendere quel percorso che riporti serenità e certezze tra la magistratura e il mondo dell’informazione".
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