Nel villaggio globale l'amore vien chattando. Appuntamento al buio con sorpresa, per due cosentini. Roberto e Giusy alias (Roby) e (Snork), entrambi abituè della chat. Una storia apparentemente normale, che diventa paradossale, quando i due - che ora chattano col nick «snorby» - ci confidano, che abitano nello stesso stabile. E, liberi di non crederci: erano segretamente «cotti» l'uno dell'altra. Avevano però il timore di fare il primo passo. Della serie, quando il destino ci mette lo zampino. Si sono inconsapevolmente frequentati in «rete» per circa sei mesi, poi hanno deciso d'incontrarsi. Sorpresa! Non ci credevano neanche loro. Ora stanno insieme. Convinti, che il loro amore durerà. Speriamo. Intanto, scopriamo che la «moda» della chat dilaga anche a Cosenza. I motivi? Uno, nessuno, centomila. Sono fusi nella filosofia della di questo luogo immaginario, dove ci si incontra, si discute, si litiga, ci si corteggia. Qualcuno riesce persino a fare sesso (una sorta di dubbia frontiera del «famolo strano»). Se gli inglesi vedevano il mondo dal mare e gli astronauti lo hanno scrutato dallo spazio, i «Wired» (connessi alla rete) lo esplorano da un monitor. Internet: una religione senza Dio, ha cambiato costumi, abitudini, modi di essere e di pensare nonché il criterio di relazionarsi con gli altri. Non esiste internettiano, che almeno una volta non sia entrato in chat senza lasciarsi prendere la mano. Dialogare con sconosciuti emoziona. Pensieri e mani devono correre veloci per tenere testa agli interlocutori. Si interagisce digitando. Un modo, per esprimere tutto quello che ti passa per la testa senza alcun freno, vergogna e inibizione. La privacy è totale. Alla chat, si accede usando un «nickname», una sorta di «nomignolo». E puoi essere chi vuoi: te stesso (quasi mai), un avvocato, un prete, un poveraccio, un marziano. Non fa differenza. Dopo il «nick» e il personaggio da interpretare, si sceglie la «stanza», cioé la pagina internet, che ospita il popolo virtuale. Ogni pagina un tema. Ma, gira gira si finisce quasi sempre per parlare della stessa cosa: di sesso. Un sottile desiderio accomuna le aspettative dei «chat-dipendenti»: la voglia di flirtare, «acchiappare». Buona parte di loro chattano sognando un'avventura. Superato il «gap» iniziale, cioé capire se chatti davvero con una persona dell'altro sesso, ci si lancia in una sorta di corteggiamento dattilografico. Si usano disegnini, emoticon o espressioni fumettistiche, che esprimono chiaramente alcuni concetti. Oppure un linguaggio, che illustra senza mezzi termini -che in alcuni casi superano il limite della decenza - le intenzioni. Nella chat, vige l'anarchia delle parole. Il galateo è un fatto discrezionale. Il maleducato rischia solo di essere tagliato fuori dalla conversazione. In definitiva la chat è il luogo, dove un dottor Jeckill può trasformarsi nel più bieco mister Hide senza fare troppi danni. Se però vuoi arrivare al fatidico «incontro al buio», devi cercare di essere intrigante, carino. Sedurre insomma, per «trascinare» la «chattina» di turno, in una stanza «privata» - si dice in «pvt» -: una pagina web come quella «collettiva», dove si sta a tu per tu. Qua, dopo uno scambio di confidenze, si rimedia il numero di cellulare della «preda designata». E' fatta. La telefoni. Devi «strapparle» un appuntamento. Concesso? Missione compiuta! Unica prerogativa - pena delusione - non avere alcuna aspettativa. Diciamolo chiaramente: è illusorio sperare di incontrare una tipa modello Julia Roberts. Dopotutto neanche tu sei la copia di Richard Gere. Funzionerà lo stesso? Chi può dirlo.molte volte, sono due solitudini che si incontrano per alleviare quel disagio del progresso, che ha si abbattuto le barriere del tempo e dello spazio, ma ha allungato le distanze tra gli uomini. Nella società delle apparenze, non conta quello che sei dentro o quello che pensi. A volte, se non hai il fisico e il conto corrente di Brad Pitt o della «Schiffer» sei «out». La chat, invece è un limbo. Un filtro, dove a patto di essere te stesso, vale quello che pensi. Poi, puoi anche essere tutto «ciccia e brufoli». Poco importa: vale quella proiezione, che si è fatto di te il tuo interlocutore. E se non sei proprio come ti immaginava, pazienza. Non bisogna abbattersi: la vita, reale o virtuale, offre miriadi di opportunità. Basta saperle cogliere. Domani, saremo tutti là a gremire le piazze reali o l'agorà del villaggio globale: il gioco ricomincia. Così va il mondo.
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