La foto di un (mediocre) artista che ritraeva una (discinta) modella si pagavano caro, ma la fantasia aveva bisogno di linfa et voilà: la fotografia pornografica vedeva la luce Un saggio di Ando Gilardi ripercorre la storia dell'arte "infame ", colmando una delle tante lacune che la documentazione artistica italiana ha lasciato per anni. La storia della fotografia ha spesso censurato, nascosto, coperto o infamato questo versante, nonostante la grande quantità di materiale che ci è pervenuta. Dalle origini della fotografia, dalla metà dell'Ottocento, fino al sesso in rete e alle riviste patinate, ecco una guida ragionata alla nascita di quella che ha sempre avuto la pretesa di essere arte e è sempre finita all'indice.
Le modelle che i primi artisti si cimentavano a ritrarre senza veli, racconta Ando Gilardi, erano perlopiù giovanissime prostitute che per pochi baiocchi accettavano di mostrare le grazie ai ricchi borghesi, ma lo sviluppo della fotografia oscena ha seguito anche altre strade, come quella della satira politica. Non mancavano fototipie truccate e pornofotomontaggi con i volti di re e regine, prelati ed eroi, intenti a atti contro natura. L'analisi di Gilardi parte dai prototipi della fotografia fino alle tecniche più recenti, passando per i dagherrotipi e le litografie. E attraverso i generi, ecco lo specchio di un mondo che impara a sognare per immagini.
La tipologia delle modelle che si evolve, passando dalle ragazzine strappate alla strada fino alle popolane con la faccia rubizza e le poppe tonde che rivalutavano una sorta di verismo fotografico, soprattutto in Francia. Il riscatto del popolo era anche quello delle centinaia di Nanà che finivano nelle anticamere dei ricchi signori e il marchese poteva palpeggiare la florida servetta anche solo nei sogni. Ma non mancano nemmeno gli esili gitoni, anch'essi strappati al popolo, immortalati nelle pose più lascive per soddisfare anche gli appetiti più controcorrente.
Dalle prime modelle che si offrivano alla vista belle e mute come un disco non inciso, alle nobildonne che accettavano di farsi ritrarre in pose non lascive ma ammiccanti, corre un fiume di dibattiti, lotte e veti ecclesiastici. Il volume di Gilardi rende conto anche di una fitta documentazione cartacea, nonché di preziosi reperti inediti. Come un raro esempio di taumatropio fotografico, che permette di giocare con l'illusione ottica del movimento di due immagini.
In bilico fra una ricostruzione storica fedele e una mappa dei costumi sessuali del mondo dall'Ottocento a oggi, Storia della fotografia pornografica è un documento che attraversa due secoli con il binocolo del desiderio, uno studio elegante e morbido senza fronzoli, come nello stile dell'autore, uno dei pionieri della storia della fotografia.
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