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INFEZIONI SESSUALI, TRE ITALIANI SU DIECI TORNANO MALATI DALLE FERIE

Sole, mare, viaggi e sesso. Tanto sesso in vacanza, visto che la probabilità di avere rapporti sessuali aumenta di 11 volte durante le ferie. Ma solo metà dei vacanzieri riferisce di aver usato il preservativo e 3 persone su 10 tornano con una malattia sessualmente trasmessa. «Un dato sottostimato» per Giampiero Carosi, direttore della Clinica di Malattie infettive e tropicali dell'Università di Brescia. Carosi, che è presidente del XXXI Congresso nazionale della Società Italiana per lo Studio delle Malattie Infettive e Parassitarie (SISMIP), in svolgimento a Brescia, ha tenuto a precisare che per quanto riguarda le malattie sessualmente trasmesse (MST) ogni anno si registrano 340 milioni di nuovi casi al mondo, nella fascia di età compresa tra i 15 e i 49 anni, di cui 17 milioni in Europa occidentale. E i circa 60 mila casi di Mst notificati dal 1991 al 1999 in Italia, nei centri sentinella istituiti all'Istituto Superiore di Sanità, rappresentano però forse solo l'1% di chi ha effettivamente contratto una infezione genitale: «Il resto, che probabilmente si attesta su un milione di unità, sfugge al controllo o perlomeno al controllo pubblico». E questo perché in Italia, infatti, solo per la sifilide e la gonorrea esiste l'obbligo di notifica, «mentre per tutte le altre infezioni potenzialmente pericolose, quest'obbligo, nella stragrande maggioranza dei casi non c'è». «La prevenzione – secondo Carosi – resta quindi un caposaldo della lotta alle Mst, i cui cardini sono la promozione dell'utilizzo del preservativo e una sessualità “ragionata”, ottenuta anche introducendo l'educazione sanitaria nella scuola, per incrementare il livello di coscienza di questi problemi nella popolazione giovane, che poi è quella a maggior rischio». Di particolare gravità e attualità è stato definito, nel Congresso di Brescia, il problema del contagio trasmesso dalle prostitute: delle circa 50 mila donne che si prostituiscono in Italia, quasi la metà è rappresentata da extracomunitarie. Condizionate da una debole ed emarginata posizione economica e sociale – secondo quanto viene riferito nel rapporto del Sismip – queste donne sono sottoposte a un enorme rischio di contrarre una Mst, anche soprattutto per la carenza di forza contrattuale con il cliente, che sovente chiede e paga un sovrapprezzo per un rapporto senza preservativo. «I dati della clinica di malattie infettive dell' università di Brescia – prosegue Carosi – mostrano che all'arrivo in Italia queste donne raramente sono sieropositive. Secondo le notifiche al sistema di sorveglianza nazionale, solo il 10% dei casi di Mst sarebbe da attribuire a immigrati, nel 50% di origine africana, tuttavia questo studio non identifica in che proporzione contribuiscano le prostitute. Uno screening dell' Hiv condotto su circa 1.900 persone che si sono rivolte ai centri pubblici di Mst ha mostrato una prevalenza del 6% negli immigrati, contro un 9% fra gli italiani». Oggi si riconoscono più di 30 malattie classificate come malattie a trasmissione sessuale e la lista è in costante espansione. Nel 1998, secondo l'Oms, dei 340 milioni di nuovi casi, 69 milioni si sono concentrati nell'africa Subsahariana e 151 nel sud e sud-est asiatico. In dettaglio si stimano 12 milioni di nuovi casi di sifilide, 62 milioni di gonorrea, 92 milioni di infezioni da Chlamydia Trachomatis e 73 milioni di infezione da Trichomonas Vaginalis.

Gazzetta del Sud    

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