Volti, corpi, smorfie, amplessi: si vede tutto, nitido e chiaro. Pur non avendo commesso reati, centinaia di uomini di Anzio e di Torvaianica, di Nettuno e di Pomezia, dei Castelli e della periferia sud di Roma, non "dormono" più. La chiusura di un club a luci rosse sul litorale ha portato alla scoperta di un meccanismo, voluto dai gestori del locale, che rischia di distruggerne per sempre la privacy: almeno dieci telecamere a circuito chiuso hanno filmato fino all’ultimo dettaglio i loro incontri con una serie di prostitute romene. I video, "passati" su una decina di schermi nella sala controllo del priveé, sono stati presi in consegna dalla polizia, esaminati per motivi d’indagine e consegnati alla magistratura.
Quattro persone, tra cui un italiano, Antonio Chierchia, 50 anni, sono stati messi agli arresti domiciliari dagli uomini della IV sezione della Squadra Mobile di Roma. "L’Altra Notte", in una villetta di via della Cannuccia, alla periferia di Anzio, era il locale che attirava da un paio di mesi centinaia di clienti. Bar, piscina, salette private, ragazze molto belle e curate: un paradiso, per chi ama il genere, che rendeva inutili i viaggi del sesso che spingono tanti italiani verso le spiagge di Cuba o le discoteche di Timisoara in Romania. Un club privato — così si dice — cresciuto, negli ultimi tempi, in modo direttamente proporzionale al calo della prostituzione su strada. La locandina, all’ingresso, diceva già tutto: «...dove i sogni si toccano con mano».
Chierchia, titolare del locale, residente nella stessa strada, è accusato di sfruttamento della prostituzione e agevolazione dell’immigrazione clandestina. Molte delle romene non avevano il permesso di soggiorno. Gli agenti della IV Sezione, diretta da Dania Manti, stanno cercando di capire se l’idea di filmare i rapporti sessuali nascondesse l’idea di ricattare successivamente i clienti. Cosa che aprirebbe la strada ad una ipotesi di reato ben più grave: l’estorsione. Il bar serviva cocktail in tema: "Extreme pleasure", "Anal Pleasure", "Sexual Delirium", "Lolita", "Blow Job".
Le altre tre persone agli arresti domiciliari, un uomo e due donne, sono connazionali delle ragazze. Valentin Lautanu, 35 anni, era l’uomo incaricato di supervedere in diretta le immagini nella "sala controllo" dell’"Altra Notte". Aveva a disposizione dieci schermi. Le telecamere, nelle salette dove le prostitute si spogliavano e si facevano pagare (da 100 a 300 euro) erano nascoste nelle prese dell’aria dell’impianto di condizionamento. Praticamente invisibili. Viorica Zaharia, 35, e Cristina Virlan, 26, le donne agli arresti, erano, secondo la Squadra Mobile, diretta da Nicolò D’Angelo, le "sorveglianti". Una di loro, in uno dei filmati, entra in una delle stanzette interne al locale e insiste perché una ragazza dia al cliente quel che chiede.
Ad Antonio Chierchia è stata sequestrata una penna-pistola con proiettili calibro 22. Il titolare si è difeso dicendo di non sapere cosa facessero le romene nelle stanze private. Secondo le slave, il «trenta per cento degli incassi andava ai gestori». La "squadra" delle prostitute, una quindicina, veniva rinnovata ogni due settimane. Tutte le ragazze hanno detto di aver lavorato «in proprio»: nessun protettore, solo rapporti e accordi diretti con il club. Nel magazzino della villetta sono state trovate 576 scatole di preservativi. Sequestrati anche 150 grammi di hashish e di coca. Valentin, il portiere, avrebbe raccolto i dati dei clienti in un computer portatile. Nomi e cognomi che, uniti ai filmati, sembravano pronti per una torbida trappola da Grande Fratello.
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