MONTPELIER (Vermont). L’utile e il dilettevole. Ovvero la conquista di un traguardo civile che lo segnala quale Stato americano di massima tolleranza, ma anche la creazione di un business Las Vegas style. Questo è il Vermont oggi, mecca delle coppie gay e lesbiche in cerca dell’agognata consacrazione formale del rapporto. Dal primo luglio del 2000 il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legge nel piccolo Stato montagnoso del New England, e il bilancio del primo anno è la prova che l’istituto delle “civil unions” (questo il nome ufficiale) ha soddisfatto entrambe le vocazioni. Quella delle 502 (finora, ma il numero è in crescita) coppie di residenti, che hanno potuto coronare il sogno dell’unione ufficializzandola tra la propria gente, ma anche quella delle 1977 coppie che sono venute in pellegrinaggio d’amore fin qui da ogni angolo degli Stati Uniti e pure dall’estero, per la gioia loro ma non solo.
Le fonti ufficiali turistiche locali non danno cifre, per ora, sull’impatto della voce “nozze tra gay e lesbiche” sul bilancio degli arrivi di visitatori: il Vermont ne contava già sui 4 milioni per le bellezze naturali e il celebre Parco Nazionale, ma sicuramente l’incidenza comincia a farsi sentire, come dimostra la nascita di una fiorente industria del supporto logistico. Le cerimonie, per le quali le coppie lesbiche pare amino spendere di più e fare le cose più in grande di quelle dei gay, hanno dato vita alla nuova industria dei cottage dedicati. Su uno dei siti specializzati nell’assistere i pretendenti, www.gayweddings.com, si trova di tutto. Dai link agli alberghetti che offrono comfort e condizioni particolari fino ai reverendi che si prendono in carico l’aspetto spirituale della celebrazione. Assicura il sito che “questi fantastici inns sono gestiti o da gay o da persone amiche dei gay e offrono attenzioni e servizi aggiuntivi come lo champagne, i fiori freschi in camera, letti con lenzuola di lino, camino… e anche la sauna privata!”. Quanto al celebrante, un esempio è il Rev. Dr. Peter W. Denny, con foto e sito proprio (RevDrDenny@GayWeddings.com) : “Ministro della chiesa Unitaria Universalista, è a disposizione per aiutare le coppie a creare e a celebrare Civil Unions partendo dalla comprensione delle intenzioni dei due partners, le loro esperienze di vita e il linguaggio dello spirito. Egli progetta cerimonie che accuratamente rispettano i più profondi sentimenti della coppia”.
Per i laici, naturalmente, la legge ha previsto anche il ricorso ai giudici di pace. Keith Goslan è ormai un veterano con la sua sessantina di celebrazioni e ha già una ricca casistica di aneddoti: ricorda nozze in kayak in mezzo a un lago, sulla vetta di una montagna, sui sedili posteriori di un’auto, o anche nella stessa casa della coppia: nella ricerca delle stranezze, gay e lesbiche non sono poi così diversi dalle coppie etero in cerca di un posticino nelle pagine di cronaca. Paladini di tolleranza, non stupisce certo che ci sia chi ha voluto sposarsi arricchendo la cerimonia di elementi della propria religione, dal buddismo all’induismo o secondo le tradizioni dei nativi americani. Un dato statistico: le coppie gay sono state finora solo un terzo del totale, quelle lesbiche i due terzi. Il successo del sito citato testimonia della crescente popolarità della legge: arrivano tra le 500 e le 600 richieste di informazioni alla settimana, quattro volte quelle di un anno fa quando è nato, da parte di aspiranti anime gemelle. E gli albergatori confermano: ci vuole tempo per pianificare uno sposalizio, ma ora che si può pare proprio che le prenotazioni siano in aumento.
Se il versante del business è l’ovvia ricaduta del fenomeno, resta il fatto che l’introduzione della legge non è stata certo una cinica mossa di legislatori spinti dalla lobby dei cottage o dei gadget matrimoniali. È infatti passata, contro una nutrita resistenza di comitati tradizionalisti, per l’impegno del rispetto dei diritti civili da parte dei democratici che controllavano un anno fa entrambi i rami del Parlamento del Vermont e per il favore del governatore democratico Howard Dean. Ora, come ha detto al New York Times il giornalista David Moats, che per i suoi editoriali sul locale The Rutland Herald in appoggio alla legge sulle Civil Unions ha vinto il Premio Pulitzer, “le nozze tra gay e lesbiche fanno ormai parte del paesaggio”. Rincara il governatore Dean: “Chi profetizzava la dissoluzione del matrimonio e chissà quale altra sciagura per questa legge deve ammettere che tutto sta filando liscio”.
In realtà l’opposizione conservatrice, guidata dai repubblicani, non è affatto scemata ed anzi nelle recenti elezioni per la Camera Bassa si è tradotta in un cambio di maggioranza: è così iniziata una schermaglia di voti tra i due rami legislativi, con il passaggio alla Camera di leggi miranti a frenare l’effetto “paritario” delle nozze gay, che però puntualmente vengono bocciate dal Senato democratico.
Il tempo che passa, insomma, con il radicamento delle unioni “diverse” nel tessuto sociale, pare giocare a favore dell’istituto. Tra l’altro, sono sempre di più le coppie di americani che, una volta consacrate nel Vermont, avviano cause di riconoscimento della loro condizione nel proprio Stato di residenza (soprattutto nel vicino Massachusetts). Ma è un fatto che gli oppositori lamentano che la popolazione non è stata consultata nel merito della decisione e si fanno forti dei sondaggi nazionali: il 62% è contrario al riconoscimento statale delle nozze fra pari sesso (il 35% è favorevole e il 3% indeciso) e il 57% non è d’accordo neppure che gay e lesbiche possano adottare un bambino. A prevalere nettamente, in realtà, è perà il partito di chi non vuole che ci sia un coinvolgimento attivo delle autorità in una materia tanto privata: ben il 74% degli americani è per “il non coinvolgimento”, il 14% è perché la pratica sia “scoraggiata”, l’11% che sia “accettata” e l’1% è agnostico.
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