Le unioni di fatto e in particolare quelle tra persone dello stesso sesso non sono «conformi al disegno divino» e tale è ogni legge volta a riconoscerle, anche se la Chiesa deve occuparsi pure di coloro che vivono unioni di fatto. L'ha detto ieri il Papa, ricordando quanto egli stesso sostenne parlando a politici e governanti di tutto il mondo durante il loro giubileo. Occasione dell'intervento di Giovanni Paolo II, il discorso che ha fatto ai vescovi dell'Uruguay, ricevuti per la loro quinquennale visita ad limina. Giovanni Paolo II ha affrontato l'argomento parlando del «diffuso deterioramento del significato naturale e religioso del matrimonio, con conseguenze preoccupanti sia nella sfera personale che pubblica», affermando quindi la necessità di prestare particolare attenzione a tutte le famiglie. E anche alle «forme alternative di unione», verso le quali il Papa ha detto ai vescovi che occorre un particolare «discernimento pastorale». Giovanni Paolo II ha aggiunto che nell'azione pastorale non basta promuovere valori come la pace e la giustizia, ma si deve «anzitutto presentare la persona di Cristo e la sua missione».
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