MILANO - Immaginate di svegliarvi durante la notte, e di scoprire che il vostro partner sta cercando di far l’amore con voi. Continuando però a dormire. Non si tratta di una scena da film noir, ma di un disturbo che gli psichiatri americani hanno scoperto da poco, e che hanno denominato sleep sex, più o meno “sonno sessuale”. Raro, ma non più di tanto, il disturbo consiste in una violenta pulsione sessuale che porta alla masturbazione o ad atti nei confronti del partner, anche aggressivi, compiuti però in pieno sonno. Tanto che al risveglio il soggetto non ricorda nulla.
A definire le caratteristiche del “sonno sessuale” è stato un gruppo di ricercatori della Stanford University, che hanno pubblicato gli esiti del proprio studio sulla rivista Psychosomatic Medicine.
A essere stato posto sotto osservazione è stato un gruppo di 11 pazienti, a vari stadi del disturbo, da quelli lievi (una donna si è dichiarata particolarmente imbarazzata per il fatto di gemere e ansimare durante il sonno, al punto di disturbare marito e figli) a quelli più preoccupanti (un uomo si è fratturato due dita nel tentativo di sciogliersi dai lacci con i quali si era legato, proprio per controllare le “crisi” notturne). Sette pazienti erano stati protagonisti di esasperate avances durante il sonno, e uno ha addirittura cercato di strangolare la moglie.
I soggetti sono stati tutti sottoposti a elettrosonnografia, cioè la registrazioni dell’attività cerebrale durante il sonno, ed è effettivamente emersa una anomalia. «Una normale notte di sonno si svolge in quattro-cinque fasi, durante le quali si registrano, con l’elettroencefalogramma, onde cerebrali dall’andamento costante e ben definito. Chi soffre di “sonno sessuale” mostra invece onde cerebrali che, durante una delle fasi notturne, hanno momenti in cui il loro andamento è atipico», spiega il professor Christian Guilleminault , docente di psichiatria e scienze del comportamento a Stanford. "E le crisi avvengono proprio in questi brevi momenti".
Il disturbo è stato fino ad oggi trattato con gli stessi farmaci impiegati per i normali disturbi del sonno e della respirazione. "Si tratta di un problema medico, per il quale c’è una cura. Ma di questo la gente non si rende conto, e a volte si vergogna", dice Guilleminault. "Il vero problema è proprio quello di convincere i pazienti a svelarsi".
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