Quando ho cominciato al Viva Lain ho scelto di chiamarmi Sophie perché il mio primo bacio l'ho dato guardando Il tempo delle mele con Sophie Marceau. A molti clienti facevo credere di essere straniera, parlavo francese con loro. Un giorno un signore di Nizza mi ha scoperto: «Sì, te la cavi bene. Ma il tuo accento non è quello di una che è nata in Francia».
Gli inizi. Sono arrivata al centro massaggi circa un anno fa rispondendo a un'inserzione su Secondamano. Dicevano che lì cercavano delle hostess. Avevo grossi problemi economici in quel periodo. Facevo la commessa in una gioielleria ed era andata male: la proprietaria mi aveva addirittura fatto firmare delle cambiali per 90 milioni, è in piedi il procedimento per truffa. Ero stata in ospedale e quando sono uscita il negozio era chiuso. Vivo da sola, c'era l'affitto da pagare e niente nel frigorifero.
Quando vado al colloquio, la proprietaria del Viva Lain, Tiziana Maritano, mi spiega che in realtà dovrei fare la massaggiatrice. «Non so nemmeno da dove si comincia» confesso. Lei dice che non devo preoccuparmi e mi assicura che avrei seguito dei corsi. Intanto però mi chiede di accogliere in topless i clienti che prenotano il futon, il letto giapponese.
Accetto di togliermi la maglietta, ma lo stesso all'inizio i clienti non sono contenti di me. Non facevo sesso con loro, mi limitavo al lavoro «ufficiale» di massaggiatrice. La Maritano allora mi chiama e mi fa: «Guarda che se non sei molto brava, qui il lavoro lo perdi». Capisco al volo e faccio «la brava». Del resto, gli uomini sono sempre più espliciti, fanno i complimenti, ci provano.
«Sei fidanzata? Sposata?». Se gli dici che sei sposatissima si eccitano ancora di più, non c'è cosa migliore, per loro, che pensare di poter fare quello che vogliono con la donna di un altro. E io mi do da fare per farli fantasticare, imparo a vendergli quello che desiderano: qualcuno la dolcezza, altri la perversione. Si sdraiavano sul lettino, io gli cospargevo d'olio la schiena e iniziavo a parlare come una che risponde al telefono erotico:
«Come vorresti vedermi? Pensa se arrivassi in piena notte a casa tua vestita da coniglietta... Come ti piacerebbe farlo? Sei mai stato a letto con due ragazze contemporaneamente?». La conclusione era che chiedevano di essere masturbati, con la mano o con la bocca.
I CLIENTI.
Uno dei primi con cui ho avuto rapporti completi al Viva Lain è stato Davide. È un business manager torinese sui quarant'anni. Arrivava che era completamente ubriaco, aveva l'abitudine di offrire il gelato a tutti. A me portava succo d'arancia e una bottiglietta di vodka. In cabina mi parlava sempre della moglie, mi descriveva quanto fosse bella. Uno dei primi con cui ho fatto «il massaggio a quattro mani», invece, è stato Massimo Mauro. Quando l'ho visto al centro di via Antinori l'ho riconosciuto subito. «Allora, il Genoa come va?» gli ho chiesto, ben sapendo che dopo aver giocato nella Juve aveva ricoperto un incarico nello staff della squadra ligure. Del resto, del calcio so tutto, sono tifosa del Torino da quando avevo cinque anni e soltanto adesso, dopo l'arresto e la vergogna per lo scandalo, penso che non riuscirò mai a realizzare il sogno di diventare una giornalista sportiva. Un giorno lui chiede un massaggio con me e Diana Epifani, anche lei arrestata per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Io con Mauro avevo già avuto un rapporto completo, ma la seconda volta è andata male. Per me, almeno. È successo prima dei Mondiali: nella vasca per l'idromassaggio comincio a parlare delle convocazioni per Corea-Giappone. «Montella, che dici, farà bene?». Lui si arrabbia da morire: «Ma come ti permetti? Sai cosa me ne frega dei Mondiali. Qui dobbiamo concludere» e mi sbatte fuori dalla cabina.
I CALCIATORI. Ho avuto rapporti con Igor Tudor e Nicola Amoruso. Mark Iuliano e Cristian Zenoni li ho incrociati in segreteria e una volta ho visto entrare Roberto Cravero: abbiamo provato entrambi un grande imbarazzo.
Ho fatto mille collaborazioni con i giornali e le emittenti locali, Roberto è un mito del Toro, ci conoscevamo già. Con Igor c'era quasi amicizia. Ho ancora memorizzati sul cellulare i messaggini che mi mandava quando partiva in trasferta. Non gli ho mai chiesto soldi: né a lui né ad Amoruso. Non me la sentivo.
Perché andavo soltanto con i calciatori della Juventus? Forse quelli del Torino venivano bypassati in segreteria, era di dominio pubblico che io avevo delle frequentazioni nell'ambiente e seguivo sempre la squadra tra gli ultras della curva. I giorni dei calciatori erano il giovedì o il venerdì, e qualcuno veniva quando sapeva che la domenica sarebbe stato in panchina o non era convocato. Credevo, e continuo a credere, che i calciatori siano delle persone integre. Nella stragrande maggioranza dei casi, almeno così mi auguro, non bevono, non fumano, non si drogano, sono fedeli agli allenamenti.
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