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EFFETTO PORNO - LA SENSUALITA SPINTA DIVENTA MODA

L’anno scorso, quando Sam Roddick, figlia della fondatrice della catena Body Shop, si trovò a dover reclamizzare la sua nuova boutique londinese Coco de mer, decise di giocare il tutto per tutto. Per una settimana si chiuse in casa con un gruppetto di fedelissimi e una squadra di creativi dell’agenzia Saatchi & Saatchi. Il risultato? Undici fotografie, sparate in formato gigante per tutta Londra, che ritraggono Sam e le sue amiche al culmine dell’orgasmo. «Quando il fotografo ha scattato la prima immagine, è uscito dalla stanza tremando come un bambino», ha raccontato l’imprenditrice. «È stata un’esperienza forte per tutti noi».

Inutile dire che la campagna pubblicitaria ha scandalizzato l’opinione pubblica londinese. D’altra parte Coco de mer non è certo uno dei tanti negozi di Covent Garden. È un vero e proprio sexy shop. Ma chi pensa ai consueti porno-shop frequentati per lo più da uomini furtivi che rovistano tra gadget in lattice e film di quarta categoria, è fuori strada. Coco de mer è un’altra cosa. A partire dall’arredamento, che ricorda un bordello francese del diciannovesimo secolo, con muri dipinti di rosso rubino e tendaggi di velluto, per finire con l’assortimento dei prodotti: un misto di tanga di visone lilla, fruste con manici tempestati di gioielli, olii profumati provenienti dall’oriente e vibratori di cristallo prodotti in edizione limitata. Insomma: una vera sexy-boutique d’alto bordo.

A dire la verità solo una delle tante che, negli ultimi mesi, sono spuntate in tutta la città. Una delle più gettonate è Myla, fondata lo scorso settembre, da Charlotte Semler e Nina Hampson, due ex manager della Tesco. La filosofia di Myla è presto spiegata da Charlotte: «Il grande sesso è un po’ come una borsetta firmata, è un trattamento di lusso», spiega. E aggiunge: «Tostapane e bollitori sono stati ridisegnati mille volte in questi anni, i sex toys no, e ci sembrava arrivata l’ora che qualcuno lo facesse». Detto fatto. Nel negozio, un boudoir arredato con divani bianchi e luci soffuse, i vibratori, solo cinque esemplari, sono montati su piedistalli come fossero sculture da museo. E vantano designer d’accezione. Come “Bone”, il modello creato in esclusiva per Myla da Tom Dixon, direttore creativo della catena Habitat o Moijo, prototipo ideato dall’australiano Marc Newson.

Ma a cosa si deve questo proliferare di negozi dedicati al mercandish erotico di alto livello? Un fenomeno talmente sviluppato da spingere persino il patinato mensile “Tatler”, bibbia dello snobismo inglese, a pubblicare un’inchiesta intitolata “Sex toys are the new pashmina” (I giocattoli sessuali sono le nuove pashmina). Il mistero è presto spiegato: il mondo del porno è al centro di una rivoluzione culturale. Ne sa qualcosa il regista Tinto Brass. Il suo ultimo film “Senso 45”, appena uscito, ha già scandalizzato l’opinione pubblica soprattutto perché ha ottenuto sei miliardi di lire di finanziamento pubblico come «film di interesse culturale nazionale». Dalla moda al cinema, dall’arte alla letteratura, l’erotismo è oggi più trendy che mai. Non l’eros pecoreccio prima maniera. Quello che va per la maggiore nel nuovo Millennio è patinato, ripulito, se possibile d’autore, in altre parole chic. Definitivamente sdoganato, sta entrando ogni giorno di più a far parte della nostra vita. Eccolo dunque ammiccare nelle campagne pubblicitarie, spuntare sulle passerelle dei grandi stilisti, dilagare online, far capolino sempre più spesso nelle tv satellitari.

Negli Stati Uniti, editori come Random House e Harper’s Collins stanno facendo a gara per pubblicare libri ad alto contenuto erotico (come “Diario di una squillo di Manhattan” della ex call girl Tracy Quan). Una moda che è rimbalzata anche in Italia, dove uno dei libri più gettonati della stagione, è la “Vita sessuale di Catherine M.” (Mondadori), scandalosa biografia della critica d’arte francese Catherine Millet. Ma l’invasione del porno chic non si ferma certo ai libri. Qualche esempio? Il locale più alla moda di Parigi, inaugurato un paio di mesi fa da David e Cathy Getta, fondatori del mitico Baindouches, è il Pink Platinum (rue de Ponthieu, 23) un ristorante bar di lap dance. Qui, tra giganteschi video al plasma, lampadari di Murano e tappeti di moquette rosa shocking, le ragazze si esibiscono con piercing griffati Dior all’ombelico e catenine d’oro e cristalli intorno alla vita.

Il successo dei coniugi Getta ha spinto Peter Stringfellows, re dei locali di striptease londinesi, ad aprire una succursale parigina, lo Stringfellows (avenue de Trenes 27), che a poche settimane dall’inaugurazione registra ogni sera il tutto esaurito. E ancora: a Londra Philippe Starck ha appena firmato l’arredamento del Nutopia Cybercafé (Southampton Street, 26) un ristorante per nudisti con tavole in plexiglas e sedie coloratissime dove ci si ritrova d’abitudine il venerdì sera. Mentre a New York va per la maggiore The Park (10th Street, 118), un ristorante ricavato da una rimessa dei taxi con vip room attrezzata con oggetti sadomaso e rubinetti del bagno a forma fallica. «Frequentare questo tipo di locali è una valida alternativa ad altri tipi di trasgressioni più forti, come per esempio l’uso di droghe», teorizza Davide Nicolò, cool hunter che qualche anno fa lanciò a Milano Lili la tigresse, primo bar chic di lapdance italiano. «Al Fura di Desenzano, invece, i primi venerdì del mese vengono organizzate serate per donne con spogliarelli maschili. Ed è sempre tutto esaurito».

L’erotismo patinato dunque non è più un tabù. Anche perché i nuovi consumatori di pornografia, secondo un’inchiesta condotta dal “New York Times Magazine”, rientrano per lo più in due nuove categorie: donne single e coppie sposate. L’improvviso interesse di signore e signorine verso il porno è proprio una delle spiegazioni della trasformazione in atto. Un’indagine su 2 mila abbonati alla tv via cavo ha svelato che il consumo femminile di film hard era pari al 37 per cento del totale. Un dato inconcepibile fino a qualche anno fa quando l’eros, in tutte le sue forme, era considerato appannaggio quasi esclusivo dell’universo maschile. «La crescita del consumo femminile ha una spiegazione evidente», spiega Tullio Camiglieri, direttore comunicazione di Stream, la tv via cavo che trasmette quattro film hard a settimana: «la pay tv garantisce l’anonimato e toglie l’imbarazzo di entrare in una videoteca specializzata». Per catturare il nuovo pubblico, il mondo del porno non aveva però altra scelta se non rivoluzionarsi da capo a piedi: «Le tradizionali forme di intrattenimento hard, dai film ai giornali, oggi non tirano più», racconta Lorenzo G., ex produttore di video erotici, oggi creatore di siti Internet. «Le nuove generazioni prediligono due cose: i siti hard o le forme di pornografia più soft, più eleganti».

I signori dell’eros, sempre veloci nel fiutare lo zeitgeist, si sono velocemente adeguati. Ecco allora che le vendite dei periodici tradizionali come “Penthouse” e “Playboy” scendono continuamente, e il mercato si reinventa. Dalla Francia all’Italia, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, è tutto un fiorire di patinatissime riviste porno, le cui immagini sono firmate dai più grandi nomi della fotografia contemporanea. In Inghilterra c’è “Deliciae vitae”, un semestrale che vanta tra i suoi collaboratori Steven Meisel e Ellen Von Unwerth, vale a dire i più stimati fotografi di moda del momento. L’italiano Marino Parisotto Vay, invece, sta per lanciare “Excess”, un libro rivista, anch’esso a diffusione semestrale, prodotto in edizione limitata (15 mila copie) e venduto nei concept store più eleganti del mondo a 300 euro. «Le fotografie erotiche da collezione hanno un mercato incredibile. Un’immagine originale di Mapplethorpe raggiunge i 50 mila dollari», racconta Parisotto. «Così mi sono lanciato in questa avventura: volevo provare a dare all’erotismo una nuova dimensione estetica».

Della stessa idea è anche il californiano Jeff Burton, 40 anni, che attualmente espone le sue immagini nella galleria torinese di tendenza The box. Per undici anni ha lavorato come fotografo sul set di film hard core, preparando le copertine delle videocassette e il materiale promozionale. Poi si è dato alla fotografia artistica: «Nel nostro lavoro normalmente la gerarchia è rigida: l’arte sta al livello più alto, poi c’è la moda e infine il porno», dice: «io cerco di rompere quest’ordine». L’immagine più famosa di Burton è la foto di una ragazza, con indosso un paio di occhiali da sole griffati Chanel, coinvolta in un rapporto orale dal suo amante.
«Le mostre legate alla pornografia sono uno dei fenomeni più alla moda del momento», conferma Cristiana Perrella, direttrice dell’Accademia britannica di Roma. «A Londra si è appena chiusa una mostra di Nan Goldin, nella quale sono ritratti Clemens e Jens, due amici omosessuali, immortalati nell’intimità». Una serie di immagini decisamente esplicite che, come da copione, hanno catturato l’interesse sia dei media che dei visitatori. L’anno prossimo sbarcheranno anche in Italia, al museo del castello di Rivoli.

L'Espresso    

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