Gli psicologi: «E' una specie di euforia». Dopo l' 11 settembre nessuno sembra più preoccuparsi dell' Aids. Tutti prevedono un record di nascite fra nove mesi E ora i giovani scoprono il «sesso del terrore» I ragazzi di New York hanno vog lia di carezze e affetto, anche per una sola notte. «L' importante è non restare soli» DA UNO DEI NOSTRI INVIATI NEW YORK - Il sabato dopo l' attacco, lui doveva partire in aereo per Washington. S' erano conosciuti in un bar del centro, per caso, la sera di mercoledì 12 settembre, e avevano passato insieme le tre notti successive, come naufraghi. Lei gli ha lasciato una telefonata sulla segreteria: «Domani il mondo potrebbe finire, e ti amo». L' amore ai tempi della morte è così, a New York: più episodico, più disperato e più tenero di prima. E' esperienza comune questa voglia d' abbraccio che serve a scacciare l' odore della guerra, e tracima dalle e-mail che chiunque ha ricevuto in queste tre settimane, da un' amica, dall' ex, dalla ragaz za invitata una volta a cena, da chi si pensava di non rivedere mai più: «Come stai? Fatti sentire. Ti voglio bene». Gilbert Steedley lavorava in Borsa, a due passi da «ground zero». Tra martedì 11 e mercoledì 12 l' hanno chiamato o gli hanno scritto le sue ultime sedici fidanzate, praticamente tutte quelle della sua vita, dall' Alabama, da Albany, da Washington. Gilbert è riuscito a scherzarci su, con la sua ragazza di adesso: «Sono un recordman. Non stessimo assieme, mi aspetterebbe un periodo memorabile...». La terrazza dell' hotel Peninsula, ventiduesimo piano, angolo tra la Quinta e la Cinquantacinquesima Strada, è una postazione classica per i single, i cuori solitari in cerca di una serata che continui fino a tardi e oltre, dopo le p rime chiacchiere davanti un bicchiere di Chardonnay, in mezzo ai grattacieli di midtown. Al bancone, folla delle sette di sera. Julie è una broker in carriera, ha trent' anni, lunghi capelli neri e un corpo scolpito nella palestra Equinox di Broadway . Viene qui quasi tutti i pomeriggi dopo il lavoro, e racconta di essere una dating addicted, una che usciva con gli uomini «in modo seriale». Il dating, l' appuntamento galante, è una faccenda quasi professionale in una città con tre milioni di sing le, fino a ieri felici e orgogliosi della loro indipendenza. «Adesso non basta più», dice Julie: «Adesso voglio qualcuno che mi coccoli, che mi stringa fra le braccia. Più di prima, ma in modo diverso. Mi sento in colpa a cercare l' amore mentre tant e cercano padri, mariti, figli sotto le macerie, ma è così». Lo chiamano «il sesso del terrore», i sociologi e gli psicologi che da giorni affollano i quotidiani e siti Internet. E c' è un elemento di cupa ironia in questa definizione rovesciata, vis to che la città ha dovuto dimenticare in fretta il «terrore del sesso» che ha segnato la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta: l' Aids pare un' epidemia di raffreddore quando si aspettano il vaiolo e l' antrace e i vapori del sarin sotto la metr opolitana. «E' una specie di euforia, la forza della vita, un' energia che tocca chiunque», dice uno dei professori più gettonati, Pepper Schwartz, dell' università di Washington: «E' come gridare: sono reale, esisto. Non è tanto il risveglio sessual e, quanto il contatto umano a cambiare le cose». Anche il Web è una buona spia per capire come le cose siano cambiate, e come l' euforia di cui parla Schwartz sia diversa da prima, in una città dove la sola guerra conosciuta era la guerra dei sessi. Sabrina Jeremia, di AskJeeves.com, spiega che i siti porno sono piombati dalla vetta al dodicesimo posto dei contatti, in poche ore, dopo l' attacco alle Torri. Aaron Shatz, di Lycos 50, dice che la parola «Nostradamus» ha rimpiazzato la parola «sess o» in cima ai termini usati nei principali motori di ricerca dagli utenti on line. E così si fa l' amore piangendo con uno sconosciuto, davanti alla skyline violentata dai terroristi come in una profezia millenaristica. Ruby ha portato un ragazzo car ino sulla sua terrazza, l' aveva incontrato con gli amici del week- end. Gli ha detto che non voleva dormire da sola e poi è scoppiata in lacrime, «tienimi stretta», mentre un caccia passava nel cielo sopra di loro. Storie così grondano dal sito di S alon.com, raccolte a decine. Storie senza cognome, senza faccia, piene di pudore e, ancora, di quella strana euforia che attraversa la città assieme alle lacrime, come doveva essere l' ultima notte sul Titanic. Storie come quella di Sonia, che marted ì 11 settembre ha marciato per chilometri fuggendo tra le macerie fino a trovare un amico con cui farlo, «come se fosse l' ultimo giorno della vita». Storie come quella di Jennifer, che forse andrà a vivere assieme al ragazzo appena conosciuto, «perc hé quello che è successo spazza via tutte le idiozie e non c' è tempo», se non il tempo di cercare una casa lontano da Manhattan, magari tra i monti del Catskill, come adesso fanno in tanti. Tanti dicono che la prossima primavera sarà quella del nuov o baby boom, e nasceranno i bambini di questa guerra. Perché, questa voglia che c' è, è soprattutto voglia di esistere ancora. Heather Brook, nella sua «storia di donna» sul Denver Post si racconta su un treno della linea 2, sotto Fulton Street: «Vol evo incontrare i sopravvissuti, chiedere: "Cos' è importante per te? Chi ami?". Ho incontrato la mia amica Joyce e siamo rimaste strette a lungo, lì nel vagone». E' l' amore al tempo delle lacrime. Un sospetto improvviso, «che è la vita, più che la m orte, a non avere limiti»: contagioso come quello che accompagnò la fuga di Florentino Ariza e Fermina Daza, ai tempi del colera. Goffredo Buccini
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