Il sesso via Internet è un fenomeno in aumento. Francisco Fernandaz, presidente della Società Europea di Psichiatria Sociale, ha condotto alcuni studi che mettono in luce come la dipendenza dal cybersesso tra i consumatori di Internet sia superiore al 7%, che tradotto in numeri significa circa 12 milioni di persone nel mondo. Il suo potere di attrazione secondo Fernandez, che sta scrivendo un libro sulle dipendenze sociali, si spiega con quelle che lui chiama le tre A: accesso garantito 24 su 24, apertura data dal suo carattere legale e dal basso prezzo e anonimato.
Molti consumatori di sesso via computer diventano talmente dipendenti da dedicargli anche 15 ore alla settimana. Il passaggio dal consumo saltuario alla dipendenza è facile e molto frequente. Quattro le caratteristiche tipiche dell’utente per cui il cybersex diventa un’ossessione: alto consumo, irritabilità nel caso l’esigenza non possa essere soddisfatta, malessere precedente e successiva sensazione di gratificazione accompagnata però da senso di colpa, ripercussioni negative sull’impegno dedicato alla famiglia e al lavoro.
Secondo alcuni studi effettuati negli Stati Uniti, due terzi dei consumatori di sesso virtuale non hanno incontri sessuali al di fuori di Internet e il rimanente terzo compensa questa mancanza con altre attività di dipendenza dal sesso come quello telefonico o la frequentazione di prostitute.
Il fenomeno mette in luce l’esistenza di un problema sessuale che si esplica nell’inibizione o mancanza di soddisfazione nella vita reale. Secondo Fernandez esiste un profilo di persone più vulnerabili che può essere riassunto in alcuni punti: la tendenza verso altre dipendenze sociali soprattutto legate al sesso, una condizione di depressione, uno stato di ansia. Il potenziale consumatore di sesso davanti a schermo e tastiera ha tra i 25 e i 35 anni ed è studente o professionista, in quanto in grado di accedere e navigare in Internet. Una buona fetta di clienti è inoltre omosessuale.
Fernandez suggerisce anche i rimedi per uscire dal tunnel: psicofarmaci uniti a psicoterapia e se niente funziona il rimedio più drastico, ossia disfarsi del computer.
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