ROMA - Passano giornate intere davanti al pc, non riescono a fare a meno di collegarsi a siti a luci rosse, chat erotiche e a immagini che niente lasciano all'immaginazione. E' la mappa dei malati del sesso virtuale in Italia (dopo l'indagine americana che ha rivelato il mondo dei pornomaniaci Usa ), che ha disegnato uno studio sulle chat italiane, realizzato da Tonino Cantelmi, docente di cyberpsicologia e psicoterapia online alla Sapienza di Roma, che presenterà i primi risultati al Congresso della Società italiana di psicopatologia.
Un dato, per cominciare: ''A collegarsi con internet, oggi, sono 8-9 milioni di italiani''. E ben diecimila sonoschiavi del cyber-sesso. I cyber-maniaci sono ''uomini nella quasi totalità - dice Cantelmi - di cultura medio alta, diplomati e laureati, tra i 30 e i 40 anni. Soli, ma anche fidanzati o sposati''. Che non possono fare a meno del sesso virtuale.
Non solo. ''Abbiamo anche scoperto che, sempre più spesso, le prime esperienze omosessuali si fanno in chat. La rete offre la possibilità di manifestare anche le inclinazioni sessuali non vissute: è così che molte donne nella chat si rivelano lesbiche e, in diversi casi, vivono la loro nuova inclinazione anche fuori dalla rete. Una mia paziente - dice il medico - ha impiegato 6 mesi a conoscere la persona con cui dialogava in rete''. Qualunque sia la preferenza sessuale del cybernauta, il passaggio è lo stesso: ''chat, sms e quindi incontro''.
''Queste chat sono una grande speranza per i timidi, che si liberano dei 'blocchi' che li affliggono nella vita quotidiana, trasformandosi in seduttori e amanti trasgressivi. Il nostro obiettivo - dice lo psichiatra - è valorizzare questo aspetto e portare i benefici delle chat alla vita reale''. Insomma, in futuro potrebbe nascere una chat-terapia, ''utile per tutti i timidi. Ma oggi le comunità virtuali non sono senza rischi - avverte Cantelmi - perché abbiamo scoperto che 1 timido su 2 resta intrappolato nella chat e non riesce a tornare alla vita reale''.
Sono soprattutto le donne ad usare le chat a scopi affettivi, e la maggior parte degli utenti ha dai 17 ai 25 anni. Al congresso Sopsi Cantelmi presenterà anche i primi risultati di una ricerca italiana sulla psicoterapia on line, da cui emerge un alto gradimento per la terapia in chat. ''Mentre la webcam non ha avuto successo fra i pazienti - dice - perché è troppo simile alla realtà, la chat ha avuto molto successo. Insomma, occorrerà una regolamentazione, ma nel futuro vedremo sempre più cyber-psichiatri e cyber-pazienti''.
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