Quella tra Gabriele D'Annunzio e ''Fiammadoro'', ovvero la contessa Margherita Besozzi, fu una storia d'amore tormentata con tanto sesso e anche droga. Infuocate ''cavalcate notturne'' tra le lenzuola, come sottolineava con una certa malizia il Vate, accompagnate non poche volte dalla cocaina che il poeta era solito assumere prima dell'atto erotico per 'sostenere' le sue prestazioni sessuali.'Il loro rapporto fu un'alternanza di amicizia affettuosa e amore a sprazzi da parte di Gabriele e una costante dedizione e infatuazione da parte di Margherita che duro' quattro lustri, dai tempi di Fiume fino alla morte del poeta (1938).
D'Annunzio cercava anche nella passione sessuale di curare i suoi tormenti esistenziali e lei accondiscendeva, al punto che lui le scrive riconoscente: ''Ieri sera foste insolitamente dolce perche' mi sentivate soffrire. Nulla vale il favo di miele nella bocca della leonessa''. Fiammadoro era totalmente presa dalla voluttuosa relazione, come testimonia un biglietto del 1929 in cui si legge: ''Ariel, avete vestito di impalpabili rose la mia nudita', coglieranno le mie mani quelle profumate del Vittoriale? Bacio i vostri occhi stanchi e rido perche' Elios ha avuto paura del sole. Come non sentite voi che la purezza e l'ardore della mia fiamma non hanno bisogno che del vostro soffio divino per essere alimentate?''.
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