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COPPIA LESBICA SCEGLIE DI AVERE FIGLI SORDI

Hanno trent'anni, sono americane, sono lesbiche, sono una coppia. Sharon Duchesneau e Candy McCullough non farebbero notizia se non avessero anche un altro paio di caratteristiche: di essere entrambe completamente sorde e di aver scelto di avere figli, tramite la fecondazione assistita, sordi anche loro. Riuscendoci: cinque anni fa hanno avuto Jehanne, una ragazzina che non sente e comunica solo a gesti. Cinque mesi fa Gauvin, un maschietto. Che da un orecchio non sente, dall'altro solo un po'. "Sceglierà lui se in futuro mettere un apparecchio acustico" hanno detto le due donne alle quali il Washington Post ha dedicato una cover story.

Il caso di Sharon e Candy ha sollevato numerose polemiche negli Stati Uniti, come c'era da aspettarsi. E la loro storia sta ora facendo il giro del mondo suscitando interrogativi di diversa natura. Ma partiamo dalla cronaca. Le due abitano a Bethesda, nel Maryland, e si occupano entrambe di terapia della salute mentale e della sordità. Dieci anni fa l'incontro, e l'amore. Un legame così solido che le ha portate cinque anni fa a decidere di avere un figlio. E a volerlo come loro: sordo. La ragione? Molto particolare: la Duchesneau e la McCullough fanno parte di un movimento sempre più numeroso e forte negli Usa che vede la sordità non come un handicap ma come il segno e il fregio di un'identità culturale. Essere sordi è insomma un tratto culturalmente distintivo e, come le due donne hanno raccontato, "una cosa speciale". Molti non udenti del movimento si battono infatti contro la chirurgia correttiva, giudicandola un abuso e una violenza.

E' per questo che la Duchesneau e la McCullough si sono rivolte a diverse banche del seme per trovare un donatore con sordità congenita. Trovando le porte chiuse perché la sordità congenita è uno dei "difetti" che preclude a un donatore la possibilità di dare alle banche commerciali del seme il proprio sperma. Le due donne non si sono arrese e, rivolgendosi a un amico sordo anche lui, e da cinque generazioni, hanno centrato il loro obiettivo. Cinque anni fa appunto Jehanne, cinque mesi fa, dallo stesso padre inseminatore, Gauvin. Tutte e due le gravidanze sono state portate avanti dalla Duchesneau.

Mentre sulla prima figlia la coppia non ha più dubbi (è completamente sorda e non può che comunicare a gesti), su Gauvin ora c'è da aspettare perché il piccolo, che un po' riesce a sentire da un orecchio, potrebbe con lo sviluppo e la crescita sentire sempre di più, magari con l'aiuto di un apparecchio acustico.

Nell'edizione del week end scorso del Washington Post le due donne hanno raccontato la loro storia dicendo di essere convinte di poter essere genitori migliori per un bimbo sordo, perché a loro simile, perché meglio in grado di guidarlo. Una scelta che, come accennato, ha scatenato numerose polemiche. "Privare un bambino di una sua facoltà naturale è un comportamento non etico", ha commentato Peter Garrett, responsabile della ricerca dell'associazione Life. "Un principio che potrebbe essere esteso e portare alla nascita deliberata di bimbi ciechi o con altre disabilità. Non stiamo dicendo - ha aggiunto - di non volere un bambino perché è sordo, ma di non selezionarlo apposta così". "Non posso immaginare perché qualcuno possa voler mettere al mondo un bambino disabile", ha aggiunto Nancy Rarus della Us National Association for the Deaf (l'associazione dei non udenti).

Repubblica    

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