Già nel 1987, quindici anni fa, il giro dei sexy-shop italiani veniva valutato dall'indagine Eurispes sul mondo delle luci rosse intorno ai 150 miliardi di lire. Una cifra che ora deve essere moltiplicata per dieci o anche venti volte. Il sexy-shop è uscito dalle aree metropolitane per approdare in provincia, vincendo le resistenze e i tabù, anche se la densità dei punti vendita nell'Italia centro-settentrionale rimane molto superiore a quella del Sud. Grande impulso è arrivato dalle vendite via Internet: quasi tutti i negozi sexy hanno un sito, che prevede l'invio a domicilio in pacchetti anonimi.
Con l'incremento della vendita di biancheria sexy è aumentata anche la clientela femminile, che in molti punti vendita rappresenta ormai quasi la metà delle persone che entrano in negozio. Il «vecchio» sexy-shop, che proponeva quasi esclusivamente videocassette ed era frequentato solo da uomini, è stato sostituito da moderne, quasi asettiche, esposizioni di completini osé, creme, lozioni e ogni tipo di gadget previsto dall'immaginario erotico, con il «fetish» e il «bondage» a far da padroni tra cuoio, lattice, catene, manette e frustini.
Samantha, una delle «Realdoll»
Sul fronte solo maschile, resta forte, invece, la rischiesta di quelle che un tempo si chiamavano «bambole gonfiabili». E che ora si chiamano «Realdoll», verosimili riproduzioni di una donna dal costo proibitivo (intorno ai 9 mila euro). Anche se ora, le donne potranno acquistare la loro «Male Realdoll», ultima novità della Abyss, la ditta che ha sbancato i mercati con le sue perfette copie di muliebri bellezze.
I gestori di sexy-shop della Lombardia hanno anche rilevato una lieve, ma avvertibile crescita degli acquisti dopo l'11 settembre. Una sorta di reazione, forse, alle nuove paure legate al terrorismo e al ripiegamento verso le mura domestiche.
|