Le Avventure
Barzellette Spinte
Cartoline
Chat Zone
Comunity
Corso di Anatomia
EroNews
Free Daily Links
Free Email
Games
Indice Siti PornoStar
Lezioni principianti
Pippasutra
Racconti
SuperEventi
Eroscopo
Annunci

VUOI RICEVERE UNA BARZELLETTA EROTICA AL GIORNO
SUL TUO CELLULARE WIND ?

INVIA UN SMS AL NUMERO 4649
CON TESTO DEL MESSAGGIO: BARZELLETTE ON

Costo di ogni sms 0,5 Euro + Iva

CANADA, LA CHIESA APRE AI GAY

TORONTO - “Noi crediamo come Cristiani che le persone omosessuali come Figli di Dio meritino uguale rispetto e dignità di tutte le altre persone, lo stesso amore, tolleranza e cura da parte della Chiesa...”. Inizia così la preghiera che la Comunità dei Vescovi Anglicani del Canada scrisse ben ventidue anni fa, presagendo un’innovazione tutt’ora in corso o addirittura utopica in molto Paesidel mondo.

Mentre il Vaticano ribadisce la sua posizione di chiusura a riguardo e si accanisce nel definire il vero nucleo famigliare e mentre sorgono sempre più frequentemente associazioni e manifestazioni in difesa dell’omosessualità, stupisce quasi trovare in alcuni Paesi tale apertura culturale. Apertura che di per sè dovrebbe rientrare nella normalità dei fatti e dell’evoluzione sociale, ma che millenni di dominio cattolico e una buona dose di luoghi comuni non riescono a fare attecchire completamente nemmeno nelle società cosiddette civili e moderne.

Passeggiare a Toronto per Young Street o Church Street (vie principali del centro cittadino) e vedere in bella mostra bandiere arcobaleno, simbolo dei gay di tutto il mondo, sventolare da finestre e balconi, fa ancora un certo effetto. In positivo, è ovvio, ma lo stesso notare ciò che per la maggior parte degli abitanti è una normalità, è indice di quanto sia ancora radicata, seppure spesso inconsciamente, l’impostazione cattolica. Sembra, infatti, paradossale che proprio Church Street, la via delle chiese appunto, arteria portante della zona est di Toronto, rappresenti il quartiere con la popolazione omosessuale numericamente più elevata e altrettanto “strano” risulta incontrare coppie gay che si scambiano effusioni proprio sui gradini delle chiese del posto, situate tra l’altro tra locali, discoteche e pub comunemente etichettati “per omosessuali”.

“La libertà, i diritti civili e morali, la personalità di un individuo non sono consequenziali al suo orientamento sessuale – afferma Terence Finlay, vescovo della Comunità Anglicana di Toronto – nessun testo sacro discrimina l’uomo per le sue scelte sessuali, facciamo tutti parte del popolo di Dio! Abbiamo anche ufficializzato tale nostra posizione attraverso l’Accordo di Cambridge, firmato nel 1999 da tutti noi vescovi anglicani del Canada, nel quale chiediamo apertamente ai popoli di qualsiasi nazionalità e credo religioso di rispettare in egual modo etero ed omosessuali. C’è un’interpretazione – aggiunge poi tra il serio e il faceto – secondo la quale Toronto significa proprio luogo d’incontro. In tutti i sensi!”.

Queste parole sono in parte riportate e trovano conferma nei tanti volantini ufficiali e non affissi e distribuiti all’entrata delle chiese. Uno di questi, in cui spicca a caratteri cubitali il titolo “GAY, LESBIANS and FRIENDS of St JAMES’”, riporta anche brevi messaggi di solidarietà a favore di tutti i gay del mondo, ai quali sono anche rivolti una serie di servizi, dalle attività ecclesiastiche a quelle sociali, al sostegno morale ed economico da parte della Comunità in questione. “La Cattedrale di St James – recita uno dei numerosi documenti affissi sulla porta d’ingresso – offre ospitalità, speranza, aiuto a tutti gli uomini, nel totale rispetto delle diversità individuali”.

Non è un caso, infatti, che la settimana del Gay Pride, celebrata a Toronto meno di un mese fa, abbia rappresentato un’occasione festosa d’incontro per tutti gli abitanti della città, confluiti su Young Street, luogo deputato di raduni e manifestazioni, indipendentemente dai propri gusti sessuali.

Una folla colorata con tanta voglia di divertirsi. Questo ciò che trapelava all’esterno per chi, senza saperlo, imboccava la strada, chiusa al traffico per l’occasione. Palchi in mezzo alla via, spettacoli di cabaret, gente che ballava per strada, maschere variopinte, boccali di birra e facce sorridenti. Sembrava Rio de Janeiro durante il Carnevale! E... le reazioni della popolazione? L’adesione spontanea e in massa ai festeggiamenti!

Il Nuovo    

Invia questa notizia ad un amico