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C’E' MOLTO SESSO SULLA CARTA: ANCHE LA LETTERATURA DELLE GRANDI FIRME SMETTE DI ALLUDERE E DESCRIVE SCENE HARD.

SESSO, tanto sesso, preferibilmente hard. I romanzi di importanti autori europei o americani si stanno riempiendo di pagine con accurate descrizioni di amplessi, offrono con frequenza sempre maggiore dettagli che sino a qualche anno fa avrebbero trovato spazio solo in volumi pornografici. E così se Philip Roth in The Dying Animal, la sua ultima opera apparsa lo scorso settembre negli Usa, non risparmia particolari su quanto avviene in camera da letto tra un docente universitario sessantenne e una sua allieva appena ventenne, Susan Minot dedica un intero romanzo, Rapimento - che sarà proposto tra pochi giorni in Italia dalla Feltrinelli -, ai pensieri che attraversano la mente di un uomo e di una donna durante un veloce rapporto orale in un appartamento di Manhattan.
Intanto in Gran Bretagna Irvine Welsh sceglie set cinematografici e locali a luci rosse per far da sfondo, nell’assai esplicito Porno, alle nuove avventure dello sgangherato quartetto di “dropouts" di Edimburgo che fu già protagonista nel 1993 del fortunatissimo Trainspotting, mentre in Le journal de Louise B il francese Jean Vautrin, già vincitore di un premio Goncourt, narra l’inferno di una giovane insegnante ripetutamente violentata dai suoi alunni.
La letteratura, insomma, sembra aver smesso di alludere, di suggerire, preferendo, invece, raccontare in presa diretta, senza far ricorso a perifrasi. Ha dunque ragione Larry Clark, regista statunitense dello scandaloso e trasgressivo Ken Park, proiettato qualche giorno fa al Festival di Venezia, quando sostiene che la contemporaneità può essere compresa solo attraverso il sesso?
Non lo pensa l’antropologo Franco La Cecla, docente all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e all’Università di Bologna, persuaso che, al contrario, gli ultimi decenni abbiano visto il progressivo prevalere del virtuale sul reale. «All’incremento assai evidente dei film o dei libri pieni di sesso si accompagna un ritorno all’ordine e un crescente moralismo nella sfera del quotidiano», spiega. «In altre parole, ci siamo lasciati ormai alle spalle i tempi della rivoluzione sessuale e il ricorso all’hard offre spesso un’immaginaria via di fuga per sottrarsi a regole di comportamento troppo rigide. I narratori di qualità hanno parlato di sesso in maniera esplicita sin dalla nascita del romanzo moderno, quindi il fenomeno non è nuovo. E’ invece sorprendente che il tema risulti quasi del tutto assente nella letteratura italiana contemporanea, con l’eccezione di Parise, Buzzati e, in parte, Moravia e Pasolini. Impossibile, del resto, immaginare un Eco o un Calvino che propongono una scena di sesso esplicito. Con il paradossale risultato che gli italiani, tanto orgogliosi della loro fama di infaticabili amatori, sono quelli che meno di altri popoli scrivono e leggono dell’amore».
Di opinione diversa è il semiologo Omar Calabrese, certo che l’ingresso dell’hard nella letteratura “alta" deve essere collocato nell’ambito di un legame sempre più stretto tra il mondo della comunicazione (in particolare la sfera pubblicitaria) e una sessualità spesso intrisa di pornografia. «Il ruolo crescente assunto dal porno nella narrativa», sottolinea, «dipende dall’asservimento delle vecchie arti nei confronti degli stili imposti dalla stampa e dalla tv. C’è un traino di carattere tematico assai evidente, che dimostra la scarsa autonomia delle forme tradizionali di cultura rispetto ai nuovi media. Con effetti non sempre negativi, visto che un’analisi seria e meditata della sfera sessuale può offrire un contributo ad un processo di liberazione che ancora non si è compiuto. Occorre, quindi, distinguere tra chi fa ricorso alla rappresentazione della sessualità per ottenere un effimero successo di scandalo al cinema o in libreria e chi, al contrario, si pone obiettivi molto più seri, vuole combattere contro un puritanesimo ormai superato».
Sorpresi dalla presenza di scene hard nelle opere di autori “colti", i critici americani non si sono probabilmente accorti che nella letteratura “rosa" pubblicata negli Stati Uniti e tradotta in tutto il mondo il sesso costituisce da almeno un decennio un ingrediente fondamentale. «Negli Usa è ormai impossibile mettere in commercio un romanzo per un pubblico femminile senza far ricorso alla pornografia in dosi massicce», rivela Mia Pelluso, una delle più autorevoli esperte italiane del “rosa". Che aggiunge: «Si tratta di una tendenza ormai consolidata, che non suscita alcuna meraviglia e non è certo oggetto di condanna morale. Da qualche mese, poi, le case editrici stampano con successo crescente le autobiografie di prostitute di lusso, assai ricche di dettagli su un’attività professionale di cui le protagoniste si dicono molto soddisfatte. A scrivere i testi che vengono ospitati nelle collane della Harmony sono in particolare le donne. Certo, non mancano anche gli uomini nascosti dietro uno pseudonimo femminile, ma le loro storie non sono mai così esplicite e forti come quelle firmate dalle loro colleghe. Autrici e lettrici mi sembrano accomunate da un desiderio di ostentare una sessualità forte, che ha fatto il suo ingresso nella letteratura rosa dopo le battaglie femministe degli anni Settanta e Ottanta, quando sono caduti i vecchi confini tra erotismo e pornografia».
Se antiche regole sono saltate nei rapporti tra uomini e donne, quali conseguenze può avere nella vita sociale la massiccia diffusione del porno e il suo ingresso in settori della cultura un tempo impermeabili alla sua influenza? Spiega Edmondo Berselli, brillante commentatore dei fatti della politica e del costume: «La nostra vita quotidiana si è impregnata di sessualità grazie alla pubblicità, a Internet, al cinema e alla tv rendendo ormai abitudinarie le immagini erotiche. L’ingresso dell’hard nei romanzi serve a lasciare spazio a fantasticherie che devono essere alimentate anche per impedire che vengano poi tradotte in realtà».
Sbaglia, dunque, chi valuta in maniera negativa gli elementi hard inseriti nelle loro opere da autori europei e americani di assoluto rilievo letterario? «Penso sia del tutto inutile preoccuparsi», risponde. «Le scene hard in ambito narrativo costituiscono il surrogato di ciò che non è possibile mettere davvero in pratica, offrono salutari shock immaginativi che riconfermano la forza dei divieti nell’ambito del quotidiano».
«In altre parole», conclude Berselli, «non credo proprio che il numero degli stupri e delle violenze sia destinato a crescere per colpa della letteratura. Non è accaduto in passato e non accadrà neppure ora. Del resto non risulta che i costumi sessuali degli inglesi siano cambiati dopo l’uscita dei libri di D.H. Lawrence. Difficile pensare che questo avvenga oggi per qualche pagina di Irvine Welsh».

Il Messaggero    

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