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ARRIVA LA TASSA A LUCI ROSSE

ROMA – Sui contenuti della nuova Finanziaria lo scontro si preannuncia aspro, ma c’è almeno un provvedimento che si appresta a raccogliere un consenso larghissimo: la tassa a luci rosse. E’ stato un deputato azzurro a proporre il prelievo fiscale straordinario che si appresta a trasformarsi in una dura stangate per gli appassionati del porno. Il contenuto della proposta è semplicissimo: un prelievo straordinario del 25% su tutti i proventi del settore, dalla produzione alla distribuzione. Facile prevedere che il provvedimento provocherà salati aumenti dei prodotti. La norma infatti colpisce tutti, dagli editori, ai distributori, alle edicole. Che non mancheranno di rivalersi sui consumatori, dando il via ad aumenti che si prevede possano essere del 30-40%. E non si salverà nessuna delle “specialità” del settore: il prelievo colpirà film e riviste, ma anche canali pay tv e siti internet che offrono la possibilità di scaricare materiale pornografico a pagamento.

L’idea è venuta a Emanuele Falsitta, giovane avvocato tributarista di Forza Italia, cattolico convinto e animatore di una corrente azzurra che intende creare un’area “etica” nel partito di Berlusconi. Il deputato però, dalle colonne del Corriere della Sera, si affretta a respingere l’etichetta di “moralista”: “Non sono un bigotto, però trovo giusto penalizzare alcune attività tipo quella dell’industria pornografica, dal guadagno facile, piuttosto che togliere i soldi, per esempio, agli enti che fanno volontariato”. La proposta sta mietendo una quantità sorprendentemente ampia di consensi, tanto da provocare da subito l’adesione non solo di tutto il gruppo di Forza Italia, ma anche di esponenti dell’opposizione Gerardo Bianco del Ppi e il diessino Giorgio Benvenuto, l’ex leader sindacale. Chissà se questo significa che l’imponente mercato italiano del porno trova scarsi adepti tra i parlamentari italiani. Di sicuro il giro d’affari è vastissimo, ed è probabile che cerchi tutele in sede politica. Ogni anno in Italia si girano circa 300 film a luci rosse, 400mila le videocassette vendute, per non parlare delle migliaia di abbonamenti alle pay tv, il proliferare di hot line telefoniche e di siti internet (ormai circa 35mila).

I motivi di contrasto in futuro potrebbero non mancare: l’individuazione dei prodotti etichettabili come pornografici, e quindi assoggettabili alla porno-tax, spetterà al ministro per le Attività culturali Giuliano Urbani, che dovrà basarsi necessariamente sul contestatissimo vecchio criterio dell’ordinamento italiano: “l’offesa al buon costume”.

Il Nuovo    

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