“Gli arabi e i taleban vendono i ragazzini, le vergini e le vedove di guerra nei mercati pakistani. Lo sanno tutti in Afghanistan, non è più un segreto”. L’accusa dell’organizzazione femminile afghana Rawa fa luce su uno dei più torbidi e lucrosi aspetti del conflitto fra i taleban e le forze dell’opposizione. La vendita delle schiave e dei bambini. Il traffico sessuale – apparentemente in aperta contraddizione con i severi costumi imposti dalla sharìa, la legge islamica dei fondamentalisti – è particolarmente attivo in queste ultime settimane. L’attacco contro l’Afghanistan da parte delle forze americane crea maggiore confusione, e apre canali nuovi per la tratta delle donne. Quasi tutte finiscono sulla piazza di Lahore, la terza città del Pakistan: un mercato fiorente, denunciano le militanti di Rawa, dal quale riescono a sfuggire soltanto poche fortunate.
Shakiba e Nada, due coraggiose testimoni di questo sporco mercato, raccontano la storia delle schiave al quotidiano argentino Clarin: “Il traffico delle vergini e delle vedove non avviene sotto gli occhi di tutti, all’aperto, ma arabi e pakistani sanno bene come e dove funziona”.
Il traffico va avanti da anni, da quando i taleban sono al potere – denunciano – ma ci sono stati casi tanto spietati (le donne di interi villaggi vendute in blocco, come un unico “pezzo”) da dividere
internamente gli stessi studenti islamici.
E’ la storia di un paesino a nord di Kabul, Shamali. Dopo una feroce battaglia fra taleban e forze dell’opposizione, allora ancora guidate dal comandante Massud, Shamali cadde nelle mani degli integralisti. Le donne – come nelle guerre del Medioevo – erano semplicemente bottino di guerra. Anche se ricoperte da un burqa, anche se ricettacolo del male e del peccato (secondo l’interpretazione più cieca e fantatica dell’islam) valevano qualcosa. “C’erano 100 donne in quel piccolo villaggio – raccontano le militanti di rawa – finché era sotto il controllo dell’Alleanza del Nord. Una volta occupato, il paese fu svuotato: tutte le ragazze e le vedove furono portate a Lahore e vendute a ricchi uomini degli Emirati Arabi”.
Non diventano mogli, ovviamente: sono soltanto schiave sessuali. “Nell’Islam sono ammesse soltanto quattro mogli ufficiali. Queste donne afghane sono un semplice passatempo per gli arabi. Anche i bambini e le bambine sono sottoposti a qualsiasi tipo di abuso sessuale”.
Al campo di Maslakeh, dove si erano riunite 5000 famiglie di contadini in fuga, arrivarono i taleban e fecero razzia: “Cercavano soprattutto bambini e vergini. La polizia in quel caso tentò di fermarli, dicendo che quel traffico era antislamico, ma nessuno li ascoltò. Le stesse famiglie furono obbligate a consegnare figli e figlie, perché non avevano da mangiare. Una donna costa appena 30 dollari quaggiù”.
Secondo Rawa, le schiave finiscono spesso in mano dei terroristi di
al-Qaeda che hanno lasciato le famiglie nei paesi d’origine, dall’Algeria all’Egitto.
Le famiglie afghane vivono quotidianamente nel terrore della violenza sessuale e del rapimento di figlie e ragazzini. Anche perché, denuncia Rawa, sono “colpe” che non si lavano più. E gettano il disonore su tutta la famiglia. Per questo i genitori sono pronti a sposare le figlie più piccole, anche a otto o nove anni: “Cercano di preservare così l’onore”. Spesso, però, i mariti di queste spose bambine sono i guerrieri arabi di Bin Laden. Ai quali vengono cedute per pochi dollari.
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