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ABROGATA LA LEGGE SULLA PORNOGRAFIA INFANTILE

WASHINGTON – Limitava eccessivamente la libertà di espressione artistica. E così la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di abrogare una legge federale che proibiva la pornografia infantile "virtuale". Nei fatti, si tratta di una disposizione legislativa che vietata le immagini informatizzate di adolescenti o bambini che simulano atti sessuali.

I supremi magistrati hanno così deciso di avallare le argomentazioni di cineasti, artisti e pornografi che sostenevano che la legge in questione limitava eccessivamente la libertà d'espressione artistica.

Immediata la reazione del segretario alla giustizia John Ashcroft, che sostiene come ora sarà "immensamente più difficile" perseguire chi fa commercio di pornografia infantile. Tanto che, annuncia, che presenterà al Congresso una nuova legislazione che superi la risoluzione della Corte.

Diversa la versione del giudice della Corte Suprema Anthony Kennedy, secondo cui la legge abrogata, che risale al 1996, è espressa in un linguaggio troppo vago, e viene a ledere il Primo Emendamento alla Costituzione, quello che difende la libertà d'espressione. Secondo i sostenitori della legge, invece, i sistemi per il trattamento informatico delle immagini hanno fatto progressi, e le manipolazioni rendono praticamente indistinguibili le immagini vere da quelle "virtuali".

Alla base della legge abrogata, poi, c’è una serie di autori del cinema e dello spettacolo che ricorda come la rappresentazione del sesso giovanile abbia una lunga tradizione artistica che non ha nulla a che fare con la pornografia. La legge abolita rischiava di limitare il modo in cui, per esempio, poteva essere rappresentato in teatro o al cinema il dramma di Shakespeare "Romeo and Juliet", i cui protagonisti hanno rispettivamente 15 e 13 anni.

Il Nuovo    

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